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mercoledì 10 febbraio 2010

Srittori molisani, questi sconosciuti...

Articolo pubblicato su Primonumero l’8 febbraio 2010


 


Quelli che li scoprono


Sono tanti, e anche bravi. Ma di loro, a scuola come nelle librerie, si sa poco. L’Associazione Molise d’Autore ha l’obiettivo di far conoscere gli scrittori di origine molisana. Gabriella Iacobucci, traduttrice italiana di autori stranieri di origine molisana, spiega iniziative, progetti e blog in questa intervista.


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della giornalista  Alessia Mendozzi



Molise d’Autore è un’associazione culturale, fondata nel novembre del 2005, con lo scopo di far conoscere gli scrittori di origine molisana. Molte le iniziative portate avanti per raggiungere questo obiettivo: dagli incontri con gli autori, alle letture pubbliche, dai convegni, alla partecipazione ai festival della letteratura, fino alla realizzazione del sito web - curato dalla giornalista Barbara Bertolini – dove è possibile trovare, oltre alle informazioni sull’associazione e sulle sue attività, anche schede sugli autori, interviste e brani dei loro romanzi. L’associazione è diretta da Gabriella Iacobucci - molisana laureata in Lettere, residente a Roma da più di trenta anni – che ha lavorato, oltre che nella scuola, in teatro e attualmente si occupa della traduzione italiana degli scrittori stranieri di origine molisana.

Sono davvero tanti gli scrittori di origine molisana. E’ anche vero che nella nostra regione, però, si sa davvero poco di loro...
«Infatti. Tra l’altro a noi interessa che questi autori non vengano solo presentati, ma che vengano letti. L’idea dell’associazione è nata proprio dalla consapevolezza che esiste una ricchezza letteraria poco o male conosciuta, dall’idea che essa sia molto spesso oggetto di studi ma raramente fonte di vero godimento intellettuale. Proprio per questo, la gente la considera una cosa da specialisti e non vi si avvicina con piacere. Noi pensiamo che un approccio diverso, diretto, servirebbe ad avvicinare un numero di lettori molto più vasto a questi autori». 

Anche a livello scolastico sono poco conosciuti.
«Non sono molto informata di quello che si legge nelle scuole. Mi sembrano rari, però, gli studenti che sanno qualcosa di questa letteratura. La nostra iniziativa è rivolta anche a loro».

Dietro questi scrittori ci sono molto spesso storie di emigrazione. Quanto influisce nelle loro opere la condizione di emigrante?
«Molto. I primi emigranti non sono scrittori, lo sono diventati però i loro figli, o coloro che sono emigrati in un periodo relativamente recente. Molti di loro conoscono appena l’Italia, hanno studiato nelle università di Toronto o di Philadelphia, sono pienamente inseriti nella vita sociale ed economica dei paesi in cui vivono, eppure tutti, più o meno, narrano la storia dei genitori, il proprio ambiente familiare ancora fortemente segnato dal mondo contadino italiano e il conflitto tra questo e il nuovo mondo urbano in cui si sono inseriti».

Oltre agli incontri di lettura e al blog – dove c’è un’interessante sezione, ’Scopriamo l’autore’ – , in che altro modo promuovete la vostra attività?
«Collaboriamo a molte attività in cui sia possibile proporre autori illustri del Molise. La nostra ultima iniziativa, "Biblioteche Aperte" - patrocinata dalla Regione Molise e dall’Ambasciata del Canada - intende risvegliare quell’interesse per il libro che nel Molise ha avuto un’illustre tradizione e restituire a biblioteche e centri di lettura la loro primitiva funzione. Vuole, allo stesso tempo, far riscoprire anche le opere degli scrittori stranieri di origine molisana. Abbiamo già iniziato i nostri incontri di lettura a Casacalenda, a Ripabottoni, a Fossalto, a Montorio nei Frentani, e devo dire che non mi aspettavo una risposta così positiva. Nei prossimi mesi sono in calendario le biblioteche di Baranello e Ripalimosani, poi programmeremo una nuova serie di incontri in altri paesi».

Tra gli scrittori emergenti, c’è qualcuno che vuole segnalarci?
«Non mi risulta che ce ne siano tra gli stranieri di origine molisana. Tra quelli italiani di origine molisana, ultimamente si è fatta un nome con i suoi romanzi storici la milanese Carla Maria Russo.
Il canadese Nino Ricci, che esordì con il successo di "Lives Of The Saints" una ventina di anni fa, l’anno scorso ha vinto per la seconda volta il più importante premio letterario canadese, il Governor’s Award, con il romanzo "The Origin Of Species". Non so se ci sono scrittori dello stesso valore, al momento».

Secondo lei, cosa si può fare per invogliare i giovani a scoprire gli autori della propria terra?
«La nostra risposta è nell’Associazione, nata appunto con lo scopo di far conoscere questi autori spesso nominati, pochissimo letti.
Negli incontri che sto conducendo in varie biblioteche del Molise sono stati proposti libri di cui molti non avevano mai neanche sentito parlare, ma che dopo poche pagine di lettura fatta insieme a tavolino, hanno coinvolto e appassionato i partecipanti. La formula che abbiamo scelto è quella di fare della lettura anche un’occasione di incontro. Come per tante attività, la socializzazione completa il valore della lettura. I giovani presenti sono in genere pochi, capitati lì casualmente perchè magari accompagnavano le madri. Ma sono sembrati positivamente colpiti anche loro».

Per quanto riguarda la reperibilità e la consultazione dei testi, com’è la situazione nella nostra regione e, in particolare, nelle biblioteche pubbliche?
«Molti degli autori su menzionati e altri si trovano, per esempio, nella Biblioteca Provinciale di Campobasso, e si possono prendere in prestito o consultare. Nelle piccole biblioteche non li ho visti, e nelle librerie è impossibile reperirli. Ricci e Fiorito, pubblicati nel 2004 e nel 2000, non sono più in commercio, e nemmeno le loro case editrici, a quanto pare, li hanno più. Si possono ancora reperire via Internet, però».

C’è un progetto che le piacerebbe realizzare in Molise?
«Per ora mi piacerebbe estendere il progetto Biblioteche Aperte ad altri paesi e renderlo stabile. Vorrei far riscoprire il piacere della lettura e sperimentare la forza comunicativa della vera letteratura anche in ambienti in cui potrebbe sembrare impossibile».


LINK di Primonumero


http://www.primonumero.it/


(Pubblicato il 08/02/2010)

giovedì 15 ottobre 2009

Grande successo dell’iniziativa di Molise d’Autore - 1


Ripabottoni, Gruppo letturaLa scorsa estate l'Associazione Molise d'Autore ha dato il via al suo progetto  Il Libro e la Voce, incontri di lettura a tavolino. La inaugurazione del progetto è avvenuta il 24 luglio a Casacalenda, con la partecipazione dell'Assessore alla Cultura della Regione Sandro Arco, e il 9 agosto a Ripabottoni,  presso la Biblioteca Comunale.



Una stagione estiva quindi piena di successi per l’Associazione che è riuscita infine a portare nei paesi il piacere della lettura.


A Casacalenda, dove Molise d’Autore giocava in casa poiché l’associazione è stata tenuta a battesimo proprio in quel paese,  il gruppo di lettura ha potuto scoprire, dalle pagine scelte dalla coordinatrice Gabriella Iacobucci,  Nino Ricci, e la sua trilogia La Terra del Ritorno.  Ad organizzare gli incontri la Fondazione Caradonio Di Blasio.


Molto proficuo è stato anche l’incontro di Ripabottoni il cui gruppo di lettura ha potuto approfondire l'opera dello scrittore canadese Joe Fiorito e il suo bel libro Le voci di mio padre che parla anche di Ripabottoni terra d’origine del padre dello scrittore. L’organizzatore di questa manifestazione è stato Domenico Ciarla, Presidente dell’Associazione culturale “Tito Barbieri”,    che è riuscito a sensibilizzare un gruppo di persone del luogo e di altre che vi soggiornavano solo l’estate,   piacevolmente sorpresi dalle letture scelte dalla coordinatrice Iacobucci e interessati dal libro dell’oriundo molisano. 


 


Con questa iniziativa, che avrà un seguito e che è stata sponsorizzata dalla Regione e dall'Ambasciata Canadese in Italia, Molise d'Autore intende continuare a tenere vivo l’interesse per il libro che nel Molise ha avuto una lunga ed antica tradizione e restituire ai centri di lettura la loro primitiva funzione.


 


domenica 28 giugno 2009

SCOPRIAMO L’AUTORE: Giuseppe Campolieti

Campolieti, breve storia della borghesia La sua biografia è a pag. 42 di MOLISANI, dove già anni fa Barbara Bertolini e Rita Frattolillo lo avevano  inserito tra i corregionali illustri, ma non sono tanti coloro che lo hanno letto, da noi.


Forse perché  Giuseppe Campolieti,  affermato giornalista, romanziere e saggista nato a Rotello (Cb) nel 1933, a vent’anni lasciò il Molise e ormai da tempo risiede a Venezia.  Con Mondadori ha pubblicato vari saggi storici, come Il re Lazzarone (2001) e Il re Bomba (2003),  Breve storia della città di Napoli (2004) e Breve storia del Sud (2006).


Tra gli ultimi usciti,  Breve storia della borghesia, saggio in cui Campolieti compie una lunga e rapida traversata che va dalla Grecia di Pericle al  terzo millennio seguendo la nascita e l’evoluzione del ceto borghese e sottolineandone il ruolo fondamentale  in tutti i tempi. Per concludere, infine, con un messaggio di fiducia nell’uomo di oggi. Egli è uscito indenne dai rischi del progresso tecnologico e delle ideologie  grazie alle qualità  tipicamente  borghesi dell’ equilibrio, della consapevolezza, dell’autonomia. Un modello perfettibile ma ideale per  l’umanità del futuro.


GIUSEPPE CAMPOLIETI. BREVE STORIA DELLA BORGHESIA. OSCAR STORIA MONDADORI,2008.


                Gabriella Iacobucci

sabato 25 aprile 2009

Omaggio a Titina Sardelli

 


Molise d’Autore vuole rendere omaggio a Titina Sardelli, per l’importante contributo dato alla valorizzazione della cultura molisana. La Sardelli è scomparsa l’anno scorso all’età di 90 anni.  


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“Quando mi è davanti, in ufficio, questo giovanottone con barba e vestiti europei, per scherzo gli chiedo, come a rompere il ghiaccio:


«Sei proprio molisano, tu?»


«Mio padre è siciliano, mia madre è molisana. Io sono nato a Isernia»,


«E ci torni a Isernia»?


«Qualche volta, certo. Ho tanti amici…». Quindi mi consegna un libro dalla copertina rossa. «Me l’ha appena mandato mia madre. Ci sei anche tu».


Guardo il libro, Narratori Molisani, a cura di Titina Sardelli. E guardo l’editore: Libreria Editrice Marinelli, Isernia, Via Dante 42. Straordinario! Nel Molise si ricordano di me. Mentre io non ho cessato di pensare al Molise.


A Giorgiotto Bonaffini, il mio nuovo assistente dico:


«Questo Marinelli dev’essere mio parente. Sai che Rimanelli è nient’altro che l’anagramma di Marinelli»?


[…] Nell’estate del 1976 mi presentai alla Libreria Editrice Marinelli vestito da operaio, col sacco sulle spalle. E a Cosmo Marinelli che si presentò a ricevermi, scherzando dissi: «Sono venuto a pulire i vetri…». Aveva occhi gentili e parola soffice, quasi inaudibile. E mi accorsi che aveva l’asma. Lui chiamò subito sua moglie Titina, una donna ancora molto bella, con occhi in tutto il suo viso, apparentemente delicata ma so subito che è un filo ad alta tensione. Che mi abbracciò.


«E così tu dei Giose Rimanelli, l’inafferrabile, l’introvabile»?


«Io sono Anguilla-Giose».


«Ti abbiamo cercato tanto… Dicevano che eri brutto, ma perché hanno detto che eri brutto»?”


Estratto da Molise Molise, di Giose Rimanelli, Libreria Editrice Marinelli, Isernia 1979, p. 216


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Titina Sardelli, la letterata isernina, nel ricordo di


Mariolina Perpetua


 


Attribuisco un grande merito a Titina Sardelli, quello di aver curato la pubblicazione di autori molisani, stampati dalla Casa Editrice Marinelli, creata insieme all’illustre consorte prof. Cosmo Marinelli, docente di matematica alla Scuola Media “A. d’Isernia” di Isernia - La prof.ssa Titina è stata, invece,  presso la stessa prestigiosa scuola media, docente di Lettere per tutta la sua carriera -


La Casa Editrice Marinelli si è occupata, nella sua non breve attività,  di dare vita e quindi di diffondere opere e lavori di persone molisane che in patria o all’estero hanno dato un significativo contributo, spesso con  risonanza nazionale, oltre che regionale, alla cultura del dopoguerra. (es. G. Iovine - F .Iovine, in Italia e G. Rimanelli, all’estero).


Nel 1975 è  pubblicata l’antologia “Narratori Molisani”, nel 1977 “Poeti Molisani”. Le due collane raccolgono testi di narratori e di poeti  che probabilmente sarebbero passati sotto silenzio senza  la pubblicità ricevuta dalla pubblicazione, (molti autori svolgono attività professionali che nel tempo si sono allontanate dalla matrice letteraria; penso, ad esempio a Vera Melogli, che alle sue numerose professioni deve aggiungere anche quella intensa di medico), ma che sicuramente non sarebbero stati conosciuti a livello scolastico.


Il valore delle due raccolte  è proprio quello di aver consentito la possibilità, grazie anche alla scelta  oculata ed intelligente di un repertorio adatto a studenti di  scuola   media inferiore e superiore, che si sono avvicinati, in tal modo, a personaggi di cultura locale e che sono stati educati ai valori della tradizione. Attraverso le pagine di prosa e di poesia, - parlo da docente che ha adottato i testi fin dalla prima edizione nei lontani anni  Settanta, - è stato possibile guidare gli studenti a ritrovare, a leggere e capire la propria storia, a  rintracciare le proprie radici.


Molti brani, ricordo, hanno offerto la possibilità di svolgere attività scolastiche  interdisciplinari e pluridisciplinari, creare le prime unità di lavoro partendo dal testo, emozionare gli studenti con il contatto diretto con l’autore. - Mi è spontaneo rimandare all’attuale “Progetto Lettura” tanto sostenuto, oggi, dal MIUR = MPI e da me stessa molto pubblicizzato in qualità di referente del Progetto nella mia decennale esperienza presso il Provveditorato agli Studi.  Sabino d’Acunto, ad esempio, è stato spesso presente nelle scuole di ogni ordine e grado della provincia. -


Sicuramente nella visione della Sardelli, professionista di eccellenza, dovevano già esserci i “sentori” didattici di cui ho appena parlato.


Titina Sardelli, docente seria, impegnata, rigorosa, si è distinta sempre per grande professionalità  e dedizione al lavoro.


Nei miei ricordi di alunna di scuola media antecedenti alla riforma della scuola dell’obbligo (1962) era un nome temuto, la sua “severità” era  a tutti nota; severità che, oggi, con occhio di chi ha insegnato molti anni,  si identifica con “serietà”.


Per la sua “severità”, dicevo, le erano consegnate solo classi maschili, nei tempi in cui si distinguevano le classi per sesso. Ed il suo corso era, soprattutto per riconoscimento di meriti, sempre il Corso A, la sua sede di lavoro la sede centrale della scuola, che era sistemata presso il Liceo-Ginnasio “O. Fascitelli”.


Quanto dico è legato a considerazioni estremamente positive di cui ha sempre goduto e che le sono state riconosciute da dirigenti di scuola, allora presidi, superiori in genere, tanti alunni che hanno avuto l’onore di essere da lei formati e da genitori. 


Considerazioni, peraltro, che ritornavano come un’eco tra  adolescenti che frequentavano in quegli anni la Scuola Media “A. d’Isernia” e che servivano a creare un alone misterioso e di riverenza, specie per chi non era della cittadina, come me.


Colta, intellettuale, austera, coerente con i suoi principi fino alla morte, ha trascorso l’esistenza in linea con i suoi ideali, basati sulla difesa delle classi sociali  e sul loro riscatto.


I temi sociali sono, perciò, una costante della sua ricerca storica, cui spesso ha atteso.


 


A lei vanno attribuiti i seguenti lavori:


Lalli - Sardelli “Storici ed economisti molisani “ - Isernia 1978


Lalli - Sardelli su Domenico Bellini, op.cit.


Lalli - Sardelli su Pasquale Albino, op. cit.


Lalli - Sardelli su Storiografia fine Ottocento e primi Novecento, op. cit.


T. Sardelli “Pagine di diario” - 1992


 


Alle importanti antologie:


T. Sardelli “Narratori Molisani”  - 1975


T. Sardelli “Poeti Molisani” - 1977   


e alla loro impostazione si è dedicata certamente con appassionata e viva soddisfazione.


 


Per entrare nel merito  del lavoro critico, a questo punto,  sarebbe interessante capire quale spirito abbia guidato la scelta degli autori delle due raccolte ed  in particolare la scelta dei testi sia di prosa che di poesia.


 


Potrebbe aprirsi uno scenario interessantissimo.


 


 


Mariolina Perpetua  

domenica 22 febbraio 2009

Nino Amoroso, Sabino D'Acunto e l'autonomia della stampa molisana

1949, costituzione Associazione stampa molisanaAnno 1949, costituzione dell’Associazione della Stampa molisana, i protagonisti:



(tra gli altri) al centro della foto in piedi da sinistra: Sabino D’Acunto, Nino Amoroso, Giuseppe Tabasso. Sempre in piedi Padre Eduardo Di Iorio e Emilio Spensieri (con lo sguardo in basso).  A destra, seduto, Silvestro Delli Veneri e sul lato sinistro, in piedi, Corrado Caluori e Pasquale Carchietti.


 



 


Nino Amoroso ricorda Sabino D’Acunto



 


Con Sabino D’Acunto ho avuto un lungo percorso di vita e di impegno professionale e giornalistico, iniziato un giorno della primavera dell’anno 1949. Con mezzi di fortuna, gli unici disponibili nell’immediato dopoguerra, ed attraverso strade sconnesse e valicando i tornanti del Macerone, siamo andati a L’Aquila in Abruzzo, insieme ai colleghi Corrado Caluori, Pasquale Carchietti e Nicola Todisco, per rivendicare, in sede di congresso, l’autonomia molisana dall’allora Associazione della Stampa abruzzese.


In una giornata densa di vivaci discussioni e polemiche, con aspre contestazioni da parte dei giornalisti abruzzesi, riuscimmo ad ottenere il distacco e la nostra autonomia che è stata tra le prime istituzioni della nostra regione ad ottenere questo importante riconoscimento.


Alcuni giornalisti abruzzesi, al termine del Congresso ci salutarono dicendoci a gran voce:


«Vi lasciamo al vostro destino provinciale senza avvenire, come un romantico cenacolo di pubblicisti». Le parole polemiche c’erano state rivolte da Remo Celaia, allora Presidente dell’Associazione e da Lino Manocchio, con il quale io avevo in precedenza dibattuto la questione sulla pagina dell’allora quotidiano “Il Momento” di Roma  nel quale avevamo una pagina insieme Abruzzo-Molise, e, quindi, ero l’unico ad avere un contraddittorio diretto con la stampa abruzzese.


Lino Manocchio, successivamente, fece una rilevante carriera giornalistica, quale corrispondente da New York di importanti quotidiani italiani.


Con Sabino D’Acunto, su quella battuta, ci facevamo delle grandi risate, anche a distanza di anni, perché dopo pochi mesi dalla separazione dall’Abruzzo, il 28 agosto 1949, abbiamo costituito, a Campobasso, l’Associazione della Stampa molisana che ha rappresentato uno dei primi impegni culturali e professionali dell’autonomia regionale del Molise, che solo nell’anno 1963 è stata ufficializzata con legge delle Stato.


In una delle belle pagine, che Sabino D’Acunto amava scrivermi e, forse tra le ultime della sua esistenza terrena, mi comunicava: «Prima di recarmi a messa, desidero ringraziarti ancora per le belle ore che ieri mi hai fatto trascorrere con te. Spero di rivederti presto per parlarti di una mia idea: realizzare con te la storia del giornalismo molisano; se un giorno in cui non hai molto da fare, ti aspetto». Non ho fatto in tempo, purtroppo, ciao Sabino.

mercoledì 26 marzo 2008

INDIZI BRANI N. 6 E 5


L'italianità di Marco Micone 


Cosa è rimasto dell’italianità dell’emigrato che vive in pianta stabile in un nuovo paese da bambino o è figlio o nipote di emigrati nati in terra straniera?  L’identità è il grande tema di tutte le emigrazioni presenti passate e future. E anche i nostri emigrati molisani si sono interrogati su cosa perdurava della loro radice familiare.


Pietro Corsi e Loreta Giannetti, per il brano n. 6, hanno subito pensato a Antonio D’Alfonso perché anche lui ha trattato questo tema. Ma non è lui. Poi, l’indizio che ha fatto capire l’identità del personaggio è stata la domanda:  “Chi è il primo autore canadese a mettere in teatro l’emigrazione?”.


A quel punto non potevano esserci dubbi per nessuno perché l’autore teatrale che ha messo in scena l’emigrazione è Marco Micone con le sue pièces: Le gens du silence e Addolorata.  Mi piacerebbe che qualche amico canadese (Tina, Pasquale, Josée ecc…) ci parlasse di questo scrittore, traduttore, commediografo e teorico delle culture immigrate.


Il suo nome è stato indovinato da  Angela, Pasquale, Loreta, Rita. Però, nessuno ha scoperto il suo paese di origine:  no cari, la  Torre Magliano  non si trova a Santa Croce di Magliano  (troppo facile J).  Per aiutarvi a trovare il paese di Micone vi dico che  dai piani alti delle sue case, che si affacciano sull’Adriatico, si possono vedere in lontananza le vele nel mare.  Altra indicazione è che l’autore di “From the ground up” , Frank Colantonio, di Montorio nei Frentani,  vi ha trovato moglie: la gentile e simpatica signora Nella Sabusco.


Comunque vi consiglio di cliccare sul link Centro di cultura canadese che trovate a destra di questa pagina.


Rimane anche da trovare l’identità dell’autrice del brano n. 5 il cui padre è stato un grande personaggio politico del suo tempo, assassinato a Napoli quando svolgeva la carica di Direttore degli ospedali riuniti della città partenopea, ma soprattutto è stato vicepresidente della Camera dei deputati (1919).

lunedì 20 agosto 2007

IIa edizione Festival letterario

Nella zona del Sangro, in provincia di Chieti, il Festival letterario "Il Dio mio Padre" dedicato allo scrittore John FANTE




Molise d’Autore sarà presente alla IIa edizione del Festival letterario “Il Dio di mio Padre” dedicato allo scrittore  John Fante e che si svolgerà dal 23 al 26 agosto in vari paesi della zona Sangro-Aventino in provincia di Chieti.



Ricco di manifestazioni che spaziano dai worshop di scrittura a proiezioni video, incontri con gli autori, presentazione di libri, cantanti e canzoni, documentari, film, che hanno sempre come punto di riferimento il grande scrittore americano di origine abruzzese. A Gabriella Iacobucci è stato chiesto di presentare gli scrittori italocanadesi anglofoni, invitati quest’anno a Casoli e Palena.


 


Nel pomeriggio del 23 agosto, infatti, la Iacobucci, traduttrice delle opere di Nino Ricci, dovrà presentare lo scrittore e i suoi libri, insieme allo studioso Martino Marazzi. Questa manifestazione si svolgerà nella Villa Comunale di Casoli alle ore 17.45. Seguiranno letture de “La terra del ritorno” a cura di Icks Borea.


 


L’altro appuntamento con la traduttrice molisana è a Palena il 24 agosto quando presenterà, sempre insieme a Marazzi, la scrittrice italocanadese Mary di Michele, la cui ultima opera “Canto d’amore” sulla vita del tenore Caruso  ha appena finito di tradurre e che è stato pubblicato da Marlin editore. Saranno presenti anche gli editori Tommaso e Sante Avagliano di Napoli. Chiuderà la serata reading del romanzoCanto d’amore” di Mary di Michele,  con concerto dedicato a Enrico Caruso del maestro Nicola Russo e del tenore Christian La Torre, e letture di Enza Paterra.


 


Il 26 agosto, invece, un altro socio di Molise d’Autore, Luigi Monteferrante si esibirà in chiusura di serata in un reading musicale dal titolo “Un canadese in Italia”, Ath the hearth of devil’s lair, al Centro visite Località Brecciaio di S. Eusanio del Sangro. Questo show seguirà, sempre nella stessa località (ore 21.30), una conferenza-spettacolo son et lumière di Luca Scarlini su Gabriele D’Annunzio nelle Americhe. 


 


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chi era John Fante?


Considerato oggi uno degli scrittori americani più importanti della sua generazione, alla stregua di Hemingway, Faulkner e Steinbeck, John Fante è secondo Bukowsky il narratore più maledetto d’America.
La scrittura scarna e lineare, l’ironia tragicomica, l’uso dello slang urbano, l’autobiografismo esasperato, la reinterpretazione del disagio etnico e sociale delle classi subalterne, l’introspezione dei suoi personaggi simultaneamente eroi e antieroi ne fanno un autore inclassificabile.
Spesso visto come capostipite degli scrittori italoamericani, padre del romanzo losangelino, John Fante è un indiscusso maestro per molti scrittori e artisti contemporanei.


Per la sua biografia e la sua attività letteraria, consultare il sito:


www.johnfante.org



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Barbara Bertolini

lunedì 4 giugno 2007

Estratto da Molise Molise di Giose Rimanelli


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Chi sono i molisani?


Carne sofferente, perduta. Li ho incontrati in Italia, attivi nei vari giornali, negli ospedali, dietro le cattedre accademiche, nei ministeri. E li ho incontrati a Montreal e a Toronto, costruttori di case e autostrade; e nel Bronx di New York dove un molisano, Arturo Giovannitti di Ripabottoni, diventò il bardo dei lavoratori negli anni venti, degli umili e degli afflitti, guardando al loro futuro attraverso la lotta di classe.


Ninna nanna, figlio di mamma,


Chi t’ha cantata la mia canzone?


Sei nato di marzo come il rondone,


Come la rosa canina e l’agrigna


Mora dei rovi e delle fratte


 


E li ho incontrati in Argentina e nel Brasile, anche lì costruttori, esploratori, dissodatori cauti e precisi.


I molisani non sono una nazione e  nemmeno una regione, ma un seme certo, profondo, araldico.


Ma con mio padre è diverso. E’ stato sempre diverso.


Io me la prendo con lui ora, perché ho scoperto la sua esistenza. E in essa la mia. E in essa la nostra, di molisani col sacco sulle spalle e la fantasia che brucia.


Lui è nato dove sono nato io, un villaggetto tra le colline appenniniche del Molise meridionale che Polibio chiamò Cales, i feudatari medievali Kalena e Casalchilenda, e gli unionisti ante e post Risorgimento Casacalenda.


Qui ho ascoltato le prime nenie della mia coscienza. Ero un bambino e ho visto gli uomini piangere, non soltanto le donne, per una frana che era arrivata, una mula morta, una bambina sventrata dall’autocarro, e la siccità che ha bruciato il raccolto.


Una delle nenie diceva:


          Possa essere benedetta, Rosa mia.


          Teneva le carni come una pollastra.


            Dove devo andarla cercando ora, Rosa?


            Possa essere benedetta.


            Chi vuole più dormire la notte, rosa mia Rosa?


E un’altra:


          Marito mio, sono rimasta con quattro figli.


          Come devo fare? Ho faticato per chiamare il sole.


            Una figlia di diciott’anni, robusta e grossa, una giovanone.


            E ora piangi e piangi, ma che ci fai più col pianto?


            Non ho più la figlia mia, non ho più lacrime


Ricchezza mia, cuore di mamma, figlia mia.


 


Tegole volavano dai tetti nella mia infanzia sotto i venti furiosi che scuotevano la terra e le nostre viscere. Due persone morirono con una tegola in testa. Al Circolo dei Galantuomini ripetevano un’antica storia. «Anche Pirro è morto con una tegola in testa. ah».


Questi galantuomini uscivano dalle loro calde case nel buio dei vicoli per una partita a carte al Circolo, raccontando i fatti e i fattacci della giornata. Erano il farmacista e il sindaco, il medico condotto e l’arciprete, l’orefice e l’avvocato, il segretario comunale e il geometra.


Si chiamavano Tata, Giambarba, De Simone, De Liberis, Scocchera, Miozza, corsi, Vincelli, Montagano, De Lisio. Io li guardavo per sapere chi erano. E presto la storia di Pirro raggiunse anche i barbieri e i sarti e i calzolai.


Io non capivo. Ma più tardi lo seppi.


Si attribuisce a Livio la storia di Pirro morto in Argo per la tegola ricevuta sulla testa. Ma nel Molise Pirro è popolare per un’altra ragione. I Sanniti, in una delle loro campagne contro Roma, si allearono con i Bruzi, i Lucani, i Piceni, i Messapi e i Salentini. La guerra era divampata tra Roma e Taranto, e Taranto ricorse all’aiuto dei popoli italici, e di Pirro re dell’Epiro. Pirro intervenne con le sue truppe (portava elefanti), e Roma ne ebbe timore. Ma stanco delle lungaggini della campagna se ne tornò in patria con un pretesto, e vi morì… con quella tegola in testa, appunto.  I Romani si rianimarono e decisero di dare una dura lezione ai confederati.


Invasero il Sannio. E da quel momento il Sannio divenne colonia romana. Il ricordo di Pirro, dunque, era legato alla perdita della libertà.


In una farmacia del mio paese vi lessi quando avevo tredici anni, incisa in ferro sul frontone del palazzotto, la strana scritta:


                   Incerti unitas


Indubius libertas


In omnibus charitas


E mi chiesi cos’era questo mio paese.



Tratto dal romanzo di Giose Rimanelli Molise Molise,  Marinelli ed., Isernia 1979, pp. 9-11 


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Giose Rimanelli e la sua opera

Giose Rimanelli è nato a Casacalenda nel 1926. La vita di questo scrittore molisano è caratterizzata dalla curiosità, dall’irrequietezza, dalla grande operosità. La sua passione per la scrittura nasce fin dall’adolescenza dove dimostra di possedere un vero talento nella elaborazione di racconti e poesie.


E’ con il libro “Tiro al piccione” che il ventenne Rimanelli ottiene la consacrazione di scrittore.  In questo libro egli racconta la storia di una giovane che vede la Resistenza dalla parte sbagliata. Questo racconto ispirerà poi  il regista Giuliano Montaldo per la realizzazione del film omonimo.


L’irrequieto Rimanelli, nato da padre Casacalendese e madre canadese (di origine molisana), che passa senza problemi da una sponda all’altra dell’oceano Atlantico, vive una vita tumultuosa, dove riesce a coniugare gli studi, la scoperta di paesi lontani, la letteratura e il giornalismo. Negli anni ’60 si trasferisce definitivamente negli Stati Uniti dove entra come professore nelle università americane occupando, poco a poco, cariche prestigiose. Infatti, prima di andare in pensione è stato emerito  Professore di Letteratura comparata d'Italiano nelle migliori università d’oltreoceano.


Numerose sono le sue opere in italiano e inglese scritte durante la sua lunga carriera.


 


Tra romanzi, narrative di viaggi e racconti sia in italiano che in inglese, ha pubblicato: Tiro al piccione (Mondadori, Milano 1953), Peccato originale (Mondadori, Milano 1954), Biglietto di terza (Mondadori, Milano 1958), Una posizione sociale (Vallecchi, Firenze 1959; nuova edizione con il titolo La stanza grande, Avagliano, Cava dei Tirreni 1996), Il mestiere del furbo (1959), The in casa Picasso (1961), Il corno francese (1962),  Modern Canadian Stories (1966), Carmina blabla (1967),  Monaci d'amore medievali (1967), Tragica America (1968), Poems make pictures, pictures make poems (1971), Italian literature: roots & branches (1976), Graffiti (1977), Molise Molise (1979), Moliseide (1990), Benedetta in Guysterland (premio American Book Award 1994). All'attività narrativa ha unito quella della poesia, della musica, del giornalismo, del teatro e della critica letteraria.


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La sua prima rassegna di “Un racconto per l’estate”, Molise d’Autore l’ha voluta dedicare all’opera di questo grande scrittore molisano. “Un contratto di matrimonio” -  che è stato messo in scena sulla suggestiva piazza Pertini di Casacalenda da Gabriella Iacobucci -  è  uscito nel 1947,  non solo è uno dei primi racconti di Giose Rimanelli, ma, a giudizio di molti critici, può essere considerato uno dei più belli della letteratura italiana.