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lunedì 28 dicembre 2009

Articolo su

  


A Fossalto l’associazione Molise d’Autore ha presentato lo scrittore Nino Ricci


 


di Agnese Genova  (giornalista)


 


Fossalto – Si è tenuto il secondo appuntamento culturale “Il libro e la voce” curato dall’Associazione  Molise d’Autore nell’ambito dell’iniziativa Biblioteche Aperte. Di estremo interesse il primo incontro promossa dall’amministrazione comunale che ha visto Gabriella Iacobucci raccontare, leggere, spiegare, ascoltare e suggerire la lettura più appropriata agli “speciali allievi”. La presidente dell’associazione promotrice ha parlato di Nino Ricci. Nato 50 anni fa in Canada (Ontario) da genitori emigrati da Poggio Sannita. Ricci è oggi un affermato scrittore, apprezzatissimo autore di diverse opere con le quali ha ottenuto successo, premi e ambiti riconoscimenti. Laureato in Letteratura Canadese, Ricci ha pubblicato quasi per gioco la sua prima opera “Vite dei santi”, attingendo dal background familiare, dai racconti della comunità molisana emigrata,  dalle storie della sua “family of origin”.


   Il romanzo, uscito in Canada nel 1990, è diventato in breve un best seller vincitore del prestigioso Governor’s General Award, guadagnandosi una fama a livello internazionale. Un successo clamoroso e inaspettato, un boom di vendite, il libro è diffuso in nove nazioni e tradotto in sette lingue. Dopo quattro anni, nel 1994 , Livres of the Saints” arriva finalmente in Italia. E pensare che narra una storia che appartiene al nostro Paese, addirittura al Molise. Storie autentiche, grande immaginazione ed un invidiabile talento rendono Ricci un vero fenomeno, uno dei più stimati scrittori canadesi impostosi immediatamente all’attenzione della critica mondiale, il suo romanzo è stato il primo di una trilogia continuata con “La casa di vetro” e “Il fratello italiano”.


“Una trilogia che può essere considerata un vero e proprio romanzo epico dell’emigrazione italiana, un’opera emblematica e significativa, quasi un’allegoria della vita, una metafora dell’esistenza dell’emigrante” l’ha definita Gabriella Iacobucci.


   I tre romanzi narrano la storia del piccolo Vittorio Innocente che, partito da un paesino del Molise, approda in Canada, ove raggiunge il padre emigrato anni prima ed ove ha luogo il doloroso processo della sua integrazione culturale, che in effetti non attuerà, poiché Vittorio – spinto dalla solitudine e dal desiderio di ricongiungersi al suo passato – tornerà in Molise. I tre romanzi,m confluiti nella trilogia “La terra del ritorno”, sono diventati un film. Una coproduzione ialo-canadese realizzata con Sophia Loren e Sabrina Ferrilli.


   La pellicola è andata in onda su Canale 5 nel settembre 2004.


Nel primo appuntamento la lettura collettiva ad alta voce è stata dedicata ai primi due capitoli di “Vite di Santi”, il romanzo d’esordio di Nino Ricci. La storia si ambienta in Alto Molise, in località ribattezzate con nomi di fantasia ma riconoscibilissimi. Valle del Sole è ad esempio Villa Canale, la frazione di Agnone.


   La città dalla voce degli angeli è chiamata nell’opera Roccasecca. Ciò che più colpisce del romanzo è la capacità dell’autore di rendere con vivide immagini il racconto dei luoghi da lui mai visti ma narrati con gli occhi di chi li ben conosce.


Tornò a Villa Canale  quando era bambino, solo una volta. Poi è rientrato nel Molise in occasione di qualche evento culturale.


   Eppure ha descritto i posti, le persone, i paesaggi come se proprio lì fosse vissuto, come se quei personaggi lui li avesse conosciuto davvero.


   Entusiasti del primo appuntamento i partecipanti, che si ritroveranno venerdì per proseguire il percorso di lettura guidata.

sabato 23 maggio 2009

Scopriamo l'autore, risposte

Ecco le risposte ricevute su Luigi Incoronato:

Sandra

Luigi Incoronato, scrittore formatosi nella tradizione culturale del meridionalismo, in Morunni descrive il ritorno a Ururi di un soldato (probabilmente autobiografico). Incoronato alla fine della Seconda guerra mondiale, dove si è distinto come eroe, si presenta al Comando Alleato di Campobasso per svolgere la professione di interprete. Tra le altre opere, è stata pubblicata nel 2006, a cura di F. D’Episcopo e M. Lombardi, una raccolta di racconti pubblicati a partire dal 1954 sul quotidiano “Paese sera” dal titolo L’imprevisto e altri racconti.

 

Antonio

In Morunni Incoronato non fa nulla per trattener il lettore. Le sue storie, raccontano vizi e virtù di un piccolo paese del Sud. Storie tuttavia che ti lasciano così, come sono nate, senza portarti ad un punto, senza darti spiegazioni. Ti cattura poi ti lascia; sembra ti voglia dire: "veditela tu con la tua fantasia, fanne quello che vuoi".

 

Maria

Di Luigi Incoronato non ho letto “Morunni” ma il suo romanzo “Scala a San Potito” che credo sia quello in cui ha dato un contributo importante alla rappresentazione di una Napoli distrutta e prostrata dalla guerra. Però a me questo libro ha irritato molto.   Non parlo ben inteso della scrittura, ma della trama. Un tizio che si addentra per masochismo nei problemi degli altri, che ci si tuffa volendoli far propri senza risolverli, mi infastidisce perché molto lontano dal mio modo di essere. I personaggi vivono la loro rassegnata miseria della Napoli del dopoguerra come banale normalità. E io ho fatto fatica a leggere tutte le pagine e mi ci vorrebbe qualcuno che mi spiegasse dove non ho capito la grandezza dell’opera.

 

anonimo

Consiglio a Maria di leggere l'Antologia delle opere narrative di Luigi Incoronato, a cura di Giambattista Faralli.

 

anonimo

Incoronato era originario di Ururi.
E’ stato interprete presso il Comando militare alleato.

Egli ha dato un contributo importante alla rappresentazione di una Napoli disgregata nel romanzo Compriamo bambini, del 1963. Egli è considerato di ambito neorealista.

Tra le opere posso citare Il Governatore, del 1960, esso pure ispirato alla guerra nel Molise, dove Lenno e Bontora adombrano Ururi e Larino.

 

Annamaria                                                                                                            

Di Morunni mi ha molto colpita il racconto ”Solitudine” perché Incoronato riesce ad immedesimarsi, con grande penetrazione, nell’animo sia femminile che maschile, dimostrando così una grande sensibilità. La serie di racconti, tipico della scrittura di Incoronato, si snoda con sicurezza, lasciandoti alla fine in sospeso, aspettato la conclusione finale. Morunni è un bel libro che fa rivivere coinvolgenti avvenimenti e fatti di un mondo paesano ormai scomparso.

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sabato 25 aprile 2009

Omaggio a Titina Sardelli

 


Molise d’Autore vuole rendere omaggio a Titina Sardelli, per l’importante contributo dato alla valorizzazione della cultura molisana. La Sardelli è scomparsa l’anno scorso all’età di 90 anni.  


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“Quando mi è davanti, in ufficio, questo giovanottone con barba e vestiti europei, per scherzo gli chiedo, come a rompere il ghiaccio:


«Sei proprio molisano, tu?»


«Mio padre è siciliano, mia madre è molisana. Io sono nato a Isernia»,


«E ci torni a Isernia»?


«Qualche volta, certo. Ho tanti amici…». Quindi mi consegna un libro dalla copertina rossa. «Me l’ha appena mandato mia madre. Ci sei anche tu».


Guardo il libro, Narratori Molisani, a cura di Titina Sardelli. E guardo l’editore: Libreria Editrice Marinelli, Isernia, Via Dante 42. Straordinario! Nel Molise si ricordano di me. Mentre io non ho cessato di pensare al Molise.


A Giorgiotto Bonaffini, il mio nuovo assistente dico:


«Questo Marinelli dev’essere mio parente. Sai che Rimanelli è nient’altro che l’anagramma di Marinelli»?


[…] Nell’estate del 1976 mi presentai alla Libreria Editrice Marinelli vestito da operaio, col sacco sulle spalle. E a Cosmo Marinelli che si presentò a ricevermi, scherzando dissi: «Sono venuto a pulire i vetri…». Aveva occhi gentili e parola soffice, quasi inaudibile. E mi accorsi che aveva l’asma. Lui chiamò subito sua moglie Titina, una donna ancora molto bella, con occhi in tutto il suo viso, apparentemente delicata ma so subito che è un filo ad alta tensione. Che mi abbracciò.


«E così tu dei Giose Rimanelli, l’inafferrabile, l’introvabile»?


«Io sono Anguilla-Giose».


«Ti abbiamo cercato tanto… Dicevano che eri brutto, ma perché hanno detto che eri brutto»?”


Estratto da Molise Molise, di Giose Rimanelli, Libreria Editrice Marinelli, Isernia 1979, p. 216


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Titina Sardelli, la letterata isernina, nel ricordo di


Mariolina Perpetua


 


Attribuisco un grande merito a Titina Sardelli, quello di aver curato la pubblicazione di autori molisani, stampati dalla Casa Editrice Marinelli, creata insieme all’illustre consorte prof. Cosmo Marinelli, docente di matematica alla Scuola Media “A. d’Isernia” di Isernia - La prof.ssa Titina è stata, invece,  presso la stessa prestigiosa scuola media, docente di Lettere per tutta la sua carriera -


La Casa Editrice Marinelli si è occupata, nella sua non breve attività,  di dare vita e quindi di diffondere opere e lavori di persone molisane che in patria o all’estero hanno dato un significativo contributo, spesso con  risonanza nazionale, oltre che regionale, alla cultura del dopoguerra. (es. G. Iovine - F .Iovine, in Italia e G. Rimanelli, all’estero).


Nel 1975 è  pubblicata l’antologia “Narratori Molisani”, nel 1977 “Poeti Molisani”. Le due collane raccolgono testi di narratori e di poeti  che probabilmente sarebbero passati sotto silenzio senza  la pubblicità ricevuta dalla pubblicazione, (molti autori svolgono attività professionali che nel tempo si sono allontanate dalla matrice letteraria; penso, ad esempio a Vera Melogli, che alle sue numerose professioni deve aggiungere anche quella intensa di medico), ma che sicuramente non sarebbero stati conosciuti a livello scolastico.


Il valore delle due raccolte  è proprio quello di aver consentito la possibilità, grazie anche alla scelta  oculata ed intelligente di un repertorio adatto a studenti di  scuola   media inferiore e superiore, che si sono avvicinati, in tal modo, a personaggi di cultura locale e che sono stati educati ai valori della tradizione. Attraverso le pagine di prosa e di poesia, - parlo da docente che ha adottato i testi fin dalla prima edizione nei lontani anni  Settanta, - è stato possibile guidare gli studenti a ritrovare, a leggere e capire la propria storia, a  rintracciare le proprie radici.


Molti brani, ricordo, hanno offerto la possibilità di svolgere attività scolastiche  interdisciplinari e pluridisciplinari, creare le prime unità di lavoro partendo dal testo, emozionare gli studenti con il contatto diretto con l’autore. - Mi è spontaneo rimandare all’attuale “Progetto Lettura” tanto sostenuto, oggi, dal MIUR = MPI e da me stessa molto pubblicizzato in qualità di referente del Progetto nella mia decennale esperienza presso il Provveditorato agli Studi.  Sabino d’Acunto, ad esempio, è stato spesso presente nelle scuole di ogni ordine e grado della provincia. -


Sicuramente nella visione della Sardelli, professionista di eccellenza, dovevano già esserci i “sentori” didattici di cui ho appena parlato.


Titina Sardelli, docente seria, impegnata, rigorosa, si è distinta sempre per grande professionalità  e dedizione al lavoro.


Nei miei ricordi di alunna di scuola media antecedenti alla riforma della scuola dell’obbligo (1962) era un nome temuto, la sua “severità” era  a tutti nota; severità che, oggi, con occhio di chi ha insegnato molti anni,  si identifica con “serietà”.


Per la sua “severità”, dicevo, le erano consegnate solo classi maschili, nei tempi in cui si distinguevano le classi per sesso. Ed il suo corso era, soprattutto per riconoscimento di meriti, sempre il Corso A, la sua sede di lavoro la sede centrale della scuola, che era sistemata presso il Liceo-Ginnasio “O. Fascitelli”.


Quanto dico è legato a considerazioni estremamente positive di cui ha sempre goduto e che le sono state riconosciute da dirigenti di scuola, allora presidi, superiori in genere, tanti alunni che hanno avuto l’onore di essere da lei formati e da genitori. 


Considerazioni, peraltro, che ritornavano come un’eco tra  adolescenti che frequentavano in quegli anni la Scuola Media “A. d’Isernia” e che servivano a creare un alone misterioso e di riverenza, specie per chi non era della cittadina, come me.


Colta, intellettuale, austera, coerente con i suoi principi fino alla morte, ha trascorso l’esistenza in linea con i suoi ideali, basati sulla difesa delle classi sociali  e sul loro riscatto.


I temi sociali sono, perciò, una costante della sua ricerca storica, cui spesso ha atteso.


 


A lei vanno attribuiti i seguenti lavori:


Lalli - Sardelli “Storici ed economisti molisani “ - Isernia 1978


Lalli - Sardelli su Domenico Bellini, op.cit.


Lalli - Sardelli su Pasquale Albino, op. cit.


Lalli - Sardelli su Storiografia fine Ottocento e primi Novecento, op. cit.


T. Sardelli “Pagine di diario” - 1992


 


Alle importanti antologie:


T. Sardelli “Narratori Molisani”  - 1975


T. Sardelli “Poeti Molisani” - 1977   


e alla loro impostazione si è dedicata certamente con appassionata e viva soddisfazione.


 


Per entrare nel merito  del lavoro critico, a questo punto,  sarebbe interessante capire quale spirito abbia guidato la scelta degli autori delle due raccolte ed  in particolare la scelta dei testi sia di prosa che di poesia.


 


Potrebbe aprirsi uno scenario interessantissimo.


 


 


Mariolina Perpetua  

giovedì 6 marzo 2008

INDIZI BRANI 4,5,6

Ecco gli altri indizi:


Il brano n. 5 è stato scritto da una donna dell’alta borghesia molisana, di buona educazione, colta, che va in sposa a un giornalista originario di Chiauci.  Dal suo racconto autobiografico si capisce che i suoceri sono onorati della sua presenza e lei contraccambia con simpatia ma anche con una punta di superiorità.


Questa scrittrice, dalla vita travagliata,  saprà raccontare il Molise del suo tempo con un linguaggio “sulfureo, impastato di termini dotti e dialettismi” e portarlo sulla scena letteraria italiana.


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Il brano n. 6 è stato scritto da un autore (autrice?) giunto in Canada negli anni in cui i francofoni quebecchesi chiedevano a gran voce la separazione dal resto del Canada e quando il Generale De Gaulle, visitando il Québec, lanciò la famosa frase:  VIVE LE QUEBEC LIBRE!


Questa persona,  che già in Italia, essendo meridionale, si sentiva cittadino di serie B,  in Canada sposerà la causa della minoranza francofona, senza indugi, appassionatamente.


Et puis, cher amis canadiens, ne cherchez pas midi à quatorze heures, la réponse vous l’avez sur ce blog!


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Il brano n. 4 quello di un’autore/autrice, goloso/a di cioccolata. Non me lo sono inventato, l’ho trovato scritto nei suoi libri….. Lo/la scrittore ha un altro problemino: non è per niente fotogenico/a e, questo, invece, l’ho scoperto sul web.


Per quanto riguarda i suoi libri, si sta specializzando nelle biografie storiche e i suoi tre ultimi romanzi pescano le loro storie dal Medioevo ed hanno avuto davvero un grande successo in Italia. L’ultimo è uscito da poco.  


Il personaggio che nasce in un modo così stravagante (vedi passaggio inserito nel blog), sarà uno degli imperatori più grandi e incisivi nella storia del Sud Italia, e non solo.


E anche per voi, come per i canadesi, vi dico: ma ce li avete gli occhi per vedere?


ALLEZ, IAMME, LET’S GO!


 

venerdì 8 febbraio 2008

CHI E' L'AUTORE? - INDOVINATI!

I tre brani sono stati tutti trovati:


·         Il brano n. 1 è di Francesco Jovine, estratto  da Le terre del Sacramento, Einaudi 1994, prima edizione 1950, p. 63;


·         Il brano n. 2 è di Luigi Gamberale, Il mio libro paesano, Agnone 1915, pp. 195-196;


·         Il brano n. 3 è di Carole David Fioramore, Impala, Iannone, Isernia 2003, tradotto da Silvana Mangione. Edizione originale casa editrice Les Herbes Rouges, 1994, p. 43


Molti avevano indovinato l’autore di Terre del Sacramento, ma pochi l’opera, e solo Annamaria ha messo per iscritto anche il titolo.


In questa prima manche, è Loreta che vince poiché è riuscita a scoprire ben due autori tra cui Luigi Gamberale  (niente male per una canadese!).


Continuate a seguirci perché immetteremo tra poco altri brani.


Quando l’autore viene scoperto, chiediamo ai lettori di inviarci una breve biografia o un qualsiasi scritto su di lui  o sull’opera.  Per Francesco Jovine vi ha pensato Anna. Nel prossimo post troverete il suo scritto.


Se qualcuno di voi vuole scrivere qualcosa su Luigi Gamberale si faccia avanti.

mercoledì 1 agosto 2007

Seconda edizione di "Un racconto per l'estate"

Molise d’Autore



                   Scrittori molisani nel mondo   -    Associazione culturale


 


 LA SECONDA EDIZIONE DI "UN RACCONTO PER L'ESTATE" E' DEDICATA ALL'OPERA DI PIETRO CORSI:  "LA GIOBBA"


 


 


 


Siete calorosamente invitati alla seconda edizione di “Un racconto per l’estate  che si svolgerà a Casacalenda il 3 agosto 2007, in corso Vittorio Emanuele, alle ore 20, e che quest’anno è dedicata a Pietro Corsi, con il racconto, La Giobba. Ideata e adattata da Gabriella Iacobucci, l’opera dello scrittore italo-americano verrà letta da Aldo Gioia ed è inserita nel programma di “Molise Cinema”.


 


Pietro Corsi è uno dei pochi scrittori italo-americani a scrivere in italiano. La Giobba,  così come i molisani chiamavano il lavoro in America, storpiando il nome,  “the job”, è uno dei primi racconti che Corsi ha pubblicato, a puntate, con successo, sulle pagine del giornale in lingua italiana “Il Cittadino Canadese”, poco dopo il suo arrivo a Montreal. E’, infatti, in quella redazione che viene a conoscenza delle vicende vissute dai numerosi emigrati arrivati nelle Americhe alla ricerca di una vita migliore. In seguito questa storia è pubblicata anche in Italia dall’editore Nocera, e in Canada,  recentemente,  da Guernica col titolo “Winter in Montreal”.  Essa narra le disavventure di Onofrio Annibalini, un contadino molisano emigrato a Montreal ed è una testimonianza toccante e amara dell’emigrazione molisana in Nord America.


 


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Biografia


PIETRO CORSI nasce a Casacalenda nel 1937. Lì comincia a lavorare in un ufficio notarile come segretario, sempre coltivando però la sua passione segreta, la scrittura. Collabora, infatti, in Italia, a riviste letterarie e a emissioni radiofoniche prima di raggiungere, sul finire degli anni Cinquanta, suo fratello in Canada.  Vi rimarrà lavorando come collaboratore nella redazione del giornale “Il Cittadino Canadese” di Montreal  prima di accettare un lavoro che lo porterà poi in giro per il mondo.


 


Dopo “La Giobba”, Corsi ha scritto tanti altri romanzi, dove ha descritto la sua vita movimentata tra l’America Latina, la California e il Molise. Tra i più recenti, in “Omicidio in un paese di Cacciatori” narra la cronaca di un “giallo” avvenuto a Casacalenda negli anni Cinquanta;  “Halifax, l’altra porta dell’America” (2001) è, invece, una delle poche opere a raccogliere e raccontare le vicende legate all’arrivo degli emigrati in Canada; “L’Ambasciatore di don Bosco” (2004) racconta l’avvincente storia del molisano Raffaele Piperni, uno dei primi missionari giunti a San Francisco alla fine  dell’Ottocento; e, nell’ultimo libro (2006),  L’Odore del Mare”,  vi descrive la sua straordinaria esperienza, durata 27 anni, sulle navi da crociera di una delle più prestigiose compagnie, la Princess Cruises di Los Angeles, dove iniziò come ispettore di bordo nel 1965 diventando infine Vice Presidente Esecutivo per una flotta di dieci navi.


Per la sua attività letteraria, Piretro Corsi ha ricevuto numerosi premi nazionali e internazionali.


 


 Barbara Bertolini


 

venerdì 22 giugno 2007

Articolo di Barbara Bertolini su

Le vicende sentimentali del tenore Enrico Caurso : Canto d'Amore di Mary di Michele tradotto da Gabriella Iacobucci



Canto d’amore, la storia  romanzata della vita sentimentale del tenore Enrico Caruso, è l’ultima opera tradotta da Gabriella Iacobucci del libro della canadese  Mary di Michele,   dal titolo originale Tenor of Love.

Dopo  Il fratello italiano, La terra del ritorno di Nino Ricci e Sui cantieri di Toronto di Frank Colantonio,  la Iacobucci  porta in Italia l’opera di un’altra autrice italo-canadese.

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La nuova generazione di autori canadesi è ricca di talenti letterari, che provengono spesso dall’emigrazione. E quella italiana, in particolare, è davvero numerosa. A parte Ricci e Colantonio, vi sono Marco Micone, Carole David Fioramore, Antonio D’Alfonso, Joe Fiorito, Pietro Corsi, Filippo Salvatore, Ermanno La Riccia, per dirne qualcuno, che fanno capire come l’integrazione degli emigrati italiani in Canada abbia funzionato.



Il merito della Iacobucci non è, infatti, solo quello di aver tradotto, in modo sensibile ed accurato, le opere di questi scrittori ma di averli scoperti, promuovendoli presso le case editrici italiane.

Una “Fernanda Pivano” molisana che riesce a far conoscere e valorizzare una parte importante della letteratura d’oltreoceano prodotta da autori di prima e seconda generazioni di emigrati provenienti per lo più dal Sud Italia. 

Una ricchezza che la Iacobucci ha scoperto durante i suoi viaggi in terra d’America. Tornata a casa ha poi voluto valorizzare questi scrittori realizzando nel Molise un’associazione culturale, “Molise d’autore”, con  lo scopo di diffondere le opere poco conosciute degli autori di origine molisana che si sono affermati nel mondo.



Ma per ritornare alla traduzione, senza la quale un libro non potrebbe circolare nei paesi esteri se non tra un limitato gruppo di persone che conoscono più lingue, non sempre il lettore, leggendo opere di autori stranieri, se ne preoccupa. Preso dalla trama, non riesce ad immaginare la grande fatica di trasposizione che richiede un testo scritto in un’altra lingua.

Lui, l’oscuro traduttore, si trova davanti ad una sola certezza: la storia già scritta, e a molti dilemmi: espressioni, modi di dire, linguaggi specifici non rintracciabili nella nuova lingua, e termini che non sempre corrispondono all’espressione originale.

Basta vedere cosa succede quando utilizziamo un traduttore automatico: un testo surreale e che solo con grandissima intuizione si riesce  a capire.

Insomma, difficilmente si percepisce che il traduttore è praticamente un secondo scrittore che ha dovuto rifare da capo tutta la storia. Ecco perché si parla sempre del traduttore traditore, perché è impossibile non tradire, non filtrare attraverso la propria sensibilità emozioni, sensazioni, raccontate in una lingua diversa, poiché la sensibilità è qualcosa di intrinseco, specifico dell’individuo e i modi di esprimerla sono diversi da lingua a lingua, da cultura a cultura.  E, non sempre, le traduzioni sono poi peggiori del testo originale. Anzi. 



Per il lettore quello che è importante è che le righe scorrano senza intoppi, che venga captato dalla storia a tale punto da dimenticare ciò che lo circonda;  che il suo pathos o il suo interesse vengano totalmente assorbiti, ed è quello che avviene in “Canto d’amore”, la storia romanzata della vita libertina di Enrico Caruso, che ha preferito scappare in America per sfuggire a una situazione sentimentale complicata.  Metà gentiluomo, metà malandrino, di aspetto non certo bello, Caruso ha saputo conquistare il cuore delle donne grazie ad una voce eccezionale e ad un forte carisma. Storie d’amori d’altri tempi dove la donna era disposta a sacrificare tutto per il suo uomo.



Di romanzi scritti su Caruso ce ne sono molti, tra cui quello del figlio avuto dalla sua amante Ada Giachetti, Enrico Caruso jr,  e quello della moglie ufficiale Dorothy Caruso.

Ma la canadese Mary di Michele ispirata dalla bella canzone di Lucio Dalla, Caruso, ascoltata per caso in suo soggiorno in Italia nell’estate del 2003, ha voluto rivisitare la storia di Caruso, colpita in particolare dalla storia rimasta sempre in penombra delle due sorelle Giachetti, innamorate tutte e due del tenore e il cui padre ha aiutato il napoletano quando muoveva i suoi primi passi artistici.

Essa, in questo romanzo, ha voluto offrire l’aspetto umano della vita sentimentale del tenore,  restituendo il giusto posto a Ada e Rina Giachetti, senza tralasciare la moglie americana.

Tuttavia anche se i personaggi messi in scena sono quelli reali, e i fatti essenziali rispettano la realtà storica, Canto d’amore non è una biografia ma il frutto magnifico di una finzione letteraria.  



Canto d’Amore, Mary di Michele, traduzione di Gabriella Iacobucci, Marlin editore, Napoli 2006

«Mai sottovalutare il potere di seduzione di una bella voce. Il divo dell’opera italiana Enrico Caruso era piuttosto basso e grassoccio, niente a che vedere con il suo connazionale e contemporaneo Rodolfo Valentino. Ma le donne non potevano resistergli. Canto d’amore è la storia, in parte romanzata, di un triangolo amoroso di cui furono protagoniste e vittime due sorelle livornesi, Ada e Rina Giachetti, la prima già sposata e la seconda sedicenne appena. Da Ada, che era un  soprano famosa, Caruso ebbe due figli, ma quando si accorse che stava per scoppiare uno scandalo preferì andare a cercare fortuna oltre l’Atlantico e in seguito, conosciuta l’americana Dorothy B. Park a New York, se ne innamorò al punto da sposarla, rinunciando alla fedele Rina che attendeva il suo ritorno in Italia. Nella prima parte del romanzo è proprio Rina a narrare la vicenda. Nella seconda le subentra Dorothy, folgorata dalla voce del cantante proveniente da un negozio di dischi, e poi sua compagna per i pochi anni che gli restarono da vivere. Canto d’amore è quel raro genere di romanzo in cui una narrazione forte eppure delicatamente modulata e una descrizione deliziosamente sensuale si combinano con sorprendente naturalezza».



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