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lunedì 16 novembre 2020

LO SCAFFALE DEI LIBRI DIMENTICATI - 5 -

 


 

 Testo di Rita Frattolillo

 U LUTEME SABBETE D’ABBRILE ED ALTRE FESTE POPOLARI A SANTA CROCE DI MAGLIANO

di Raffaele Capriglione (Santa Croce di Magliano 1874-1921), pref. di F. D’Episcopo, Edizioni Enne, 1995.



Perché

Riprendo volentieri la “provocazione” lanciata da Gabriella  Iacobucci a proposito di Donato Del Galdo e del suo essere  tra i protagonisti di quella che lei, giustamente, definisce  letteratura contadina. Definizione  che si attaglia particolarmente bene a coloro che, profondamente radicati nella terra di Molise  hanno interpretato  e descritto le tradizioni,  gli umori viscerali, la durezza di vita della  sua gente  “cafona”  e tenace,   semplice e genuina.

martedì 5 novembre 2019

Nino Ricci sarà oggi ospite d’onore a un convegno internazionale organizzato dall’Università del Molise a Campobasso. Per l’occasione Rita Frattolillo ha riletto il suo romanzo “IL FRATELLO ITALIANO” (Fazi Editore 2000, traduzione Gabriella Iacobucci)



Uscito in italiano nel 2000 per i tipi della Fazi editore, il romanzo  “Il fratello italiano”(“Where she has gone) dello scrittore canadese Nino Ricci, nato a Leamington (Ontario) nel 1958 da contadini lì emigrati da un paesino del Molise,  è il terzo di una trilogia tradotta da Gabriella Jacobucci (“Vite dei santi” Lives of the saints, 1990; “In una casa di vetro” In a glass house, 1997) che lo ha imposto all’attenzione della critica  mondiale.

Il tema è quello dell’emigrazione, ma nessuno dei tre romanzi  ne rappresenta una nostalgica cronaca, poiché  ognuno di essi, nello scorrere della narrazione, analizza e descrive con una scrittura di grande spessore e vigore  espressivo il disagio del protagonista Vittorio Innocente (Victor). Approdato da bambino in Canada - per congiungersi con il padre Mario - dopo una drammatica traversata in nave durante la quale la madre Cristina era morta di parto lasciandogli la neonata, Victor vive nel nuovo mondo una condizione di solitudine profonda.

giovedì 26 gennaio 2017

Campi d'internamento nel Molise

Donne internate
Il giorno della memoria. La storia di Caterina Martino e del campo di internamento di Vinchiaturo è tratta dal libro “IL TEMPO SOSPESO. DONNE NELLA STORIA DEL MOLISE”, di Rita Frattolillo e Barbara Bertolini, edito da Libreria editrice Filopoli.

Caterina Martino  di Rita Frattolillo

Di lei si sa solo quel poco che è trapelato sinora, e cioè che apparteneva ad una rispettata famiglia di Vinchiaturo allineata con il regime durante il periodo fascista, che non era sposata, e che svolse la funzione di direttrice del campo di concentramento nel suo paese.
Forse suonerà strano che nel nostro Molise siano esistiti i campi di internamento: sono ancora molti coloro che ignorano che neanche la nostra regione si è sottratta alla vergogna di quella  realtà.
Ciò a causa del silenzio che per decenni è sceso su quell’aspetto del nostro passato, silenzio dovuto anche ad una comprensibile – ma non giustificabile – rimozione operata su quel capitolo niente affatto glorioso della nostra storia recente.

sabato 21 febbraio 2009

Risposte su Sabino D'Acunto

 Nessuno ha saputo rispondere alla domanda n.6, quella sulla preghiera del “Padre nostro”. Ecco, quindi,  il commento di Rita Frattolillo:


 


L'aggiornamento del "Padre nostro" da parte di Sabino è raccontato da Natalino Paone. Dunque, D'Acunto a otto anni passava le vacanze dai nonni paterni, che erano molto religiosi, a Nocera Inferiore, e ogni sera, nella loro casa si recitava il santo rosario. Arrivati al "Padre nostro", Sabino faceva una modifica: là dove è detto"non indurci in tentazione", diceva" Allontana da noi le tentazioni". Alla terza sera, il nonno interruppe tutti chiedendo al nipote il perché di quella variante. Al che, sicuro di sé, il bimbo rispose che non era possibile attribuire a Dio prerogative che appartenevano al Demonio. E' costui, infatti, ad avere il compito di far peccare l'uomo inducendolo in tentazione, mentre Dio doveva impedire che ciò avvenisse. Tanto più che, per allontanare l'uomo dal peccato, aveva sacrificato il proprio figlio, Gesù...  Il nonno andò su tutte le furie, telegrafò al genero perché venisse a riprendersi il bambino, che, oltre tutto con quella sua riflessione aveva mandato a monte i sogni dei parenti su un  suo possibile luminoso futuro clericale.


 


 


Le risposte  alle domande su Sabino D’Acunto  sono state:


 


Che D’Acunto avesse riscritto il Padre nostro non lo sapevo. Ma una spiegazione potrebbe essere questa: egli dice nella novella “Perché non sono diventato vescovo”, che nella sua famiglia c’era una forte contrapposizione tra la mamma religiosissima e il padre agnostico, che aveva rifiutato di far battezzare il figlio. E lui, molto intelligente, preso tra questi due fuochi, rifletteva!


Comunque i racconti di “Una manciata di miglio” , tratteggiati con una scrittura limpida, talvolta tristi e talvolta gioiosi,  vanno direttamente al cuore. (anonimo)


 


Annamaria:


Sabino D’Acunto, nato ad Isernia nel 1916, narratore, poeta, commediografo, giornalista, saggista è stato uno dei personaggi più importanti e rappresentativi del mondo culturale molisano. Ha scritto tantissimo e di tutto. Come autore di teatro la sua commedia: “Mo’ ze sposa Celecstrino”, è stata rappresentata nel mese di settembre al Teatro Savoia di Campobasso con grande successo. Ma anche nella raccolta “Una manciata di miglio” ci sono due commedie: “Il gran rifiuto” (su Celestino V) e “Cesarea è lontana”.


 


Roberto:


La figura intellettuale di Sabino D'Acunto, nato ad Isernia nel 1916, si segnale sopratutto perché è una delle voci poetiche più rappresentative del '900 molisano.


 


 


Antonio:


1. Sabino d’Acunto era nato ad Isernia nel 1916, morì a Sessano del Molise nel febbraio del 2004


2. Autore fertile, un vero vulcano della natura, D’Acunto, nella sua lunga vita, scrisse di tutto. Tra i titoli delle sue poesie: “Lettera dal Molise”, “Sulla strada di Emmaus”, “I miti e l’uomo”.


3. Il teatro è stato importante nella produzione di D’Acunto, soprattutto quello dialettale.


4. Di riconoscimenti e premi ne ebbe molti.   L’anno scorso la città di Agnone gli ha dedicato una serata dal titolo “Caro Sabino”.


5. D’Acunto fu Sindaco di Isernia nel Dopoguerra.


6. Questo non lo so.


 


Maria:


Sabino D’Acunto  ha scritto per numerosi giornali fin da 1947. Si muoveva inoltre  in un contesto internazionale. Infatti, era direttore del Bulletin Européen della Fondazione Dragan