Associazione culturale fondata nel 2005 per la divulgazione e la valorizzazione degli scrittori molisani e di origine molisana. Presidente Gabriella IACOBUCCI. Blog a cura di Barbara BERTOLINI.
lunedì 30 novembre 2009
sabato 31 ottobre 2009
Vi informiamo: - 2
Presentazione del volune, “La notte in cui sparì l’ultimo pollo” di Somonetta Tassinari:
Sabato 28 novembre alle ore 18 presso l'Aula Magna del Convitto Mario Pagano.
Relatori: Paolo Di Mizio, caporedattore TG5 e il giornalista Sergio Bucci.
Simonetta Tassinari, La notte in cui sparì l’ultimo pollo, Giunti editore, FI 2009
Il romanzo, che racconta la storia di tre fratellini intenti a cambiare il loro mondo, ci trasporta tra la riviera romagnola scintillante e vacanziera e quella rurale e arretrata dell’estate 1969 con i suoi vitelloni e le sue megere alla “Madame Verdurin”, le ingenue fanciulle e i teneri figli di NN.
Il 1969 è anche l’anno dello sbarco sulla luna che l’autrice, nei panni di Sabrina, l’undicenne protagonista del romanzo, ci fa rivivere con dovizia di particolari.
Poi, all’improvviso, quello che poteva essere considerato un inizio di romanzo per ragazzi si trasforma e finisce, invece, per regalarci pagine bellissime di avvenimenti vissuti dai soldati italiani nella Prima guerra mondiale chiudendosi poi a sorpresa come un thriller, con un finale davvero originale e inaspettato.
Insomma, una trama che dimostra le abili doti di narratrice dell’Autrice.
Rimane tuttavia un ultimo nodo da sciogliere: ma il pollo chi se lo è mangiato????
Barbara Bertolini
mercoledì 28 ottobre 2009
Carla Maria Russo, Lola nascerà a diciott'anni
Trama:
Carla Maria Russo, Lola nascerà a diciott'anni, Piemme, Milano 2009
martedì 20 ottobre 2009
Scopriamo l'Autore - 2
Mary Melfi è una scrittrice canadese di origine italiana, nata a Casacalenda nel 1951. A sei anni emigra con la famiglia in Canada. A Montreal, dove vive, viene iscritta nelle scuole di lingua inglese.
Si laurea successivamente in Letteratura Inglese alla Concordia University.
Come poetessa, nel 1977 esordisce con scritti in prosa e in versi, che ricevono il consenso della critica. Nel 1991 pubblica il suo primo romanzo, Riti di infertilità, con le Edizioni canadesi Guernica del suo corregionale Antonio D’Alfonso. Questo libro, tradotto sia in francese che in italiano, racconta il dramma di chi vive in bilico tra due realtà sociali. In Italia è stato stampato da Cosmo Iannone di Isernia nel 2002.
Nel 1994 si cimenta con un libro per ragazzi: Ubu, la strega che voleva essere ricca. Numerosi sono anche i lavori teatrali di Mary Melfi, rappresentati a Montreal, Toronto e Vancouver.
Nel 2009 esce, sempre da Guernica Editions, l’ultima sua opera, Italy Revisited: Conversations with My Mother.
Per chi volesse approfondire la biografia dell’autrice rinviamo al libro di William Anselmi dal titolo: "Mary Melfi, saggi sulle sue opere" (Edizioni Guernica 2007).
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Italy Revisited: Conversations with My Mother,
Memoirs by Mary Melfi, Guernica Editions 2009
In questa ultima opera, rispolverando i ricordi d'infanzia della madre della sua vita in Italia meridionale agli albori del ventesimo secolo, Mary Melfi si avvicina con un approccio non convenzionale alla scrittura autobiografica. Italia rivisitata è come un libro di memorie a due voci, quelle del dialogo tra una madre ed una figlia. Man mano che le due donne rievocano il mondo ormai scomparso, tra loro nasce una maggiore consapevolezza delle difficoltà di relazione che spesso esistono tra le madri immigrate e i loro figli.
Un libro che meriterebbe, per l’argomento, senz’altro una traduzione italiana.
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Italy Revisited è anche il titolo del sito web che la scrittrice ha realizzato. Essa vi ha inserito numerose foto del tempo passato del Molise (e non solo), dagli anni ’30 fino ad ora, in particolare di Casacalenda suo paese natio. Ogni foto ha una didascalia. Mentre le numerose cartoline o immagini sono state inserite per illustrare i vari proverbi italiani. Un altro settore che sta a cuore all’Autrice è la cucina ed è lì che si vede anche la sua bravura di fotografa nonché la tradizione culinaria ereditata dalla famiglia molisana. Infatti la Melfi ha inserito varie ricette di dolci italiani, che ha poi fotografato per esporli sul web. Per ogni dolce, accompagnato dalla ricetta, la scrittrice trascrive l’origine ed eventuali osservazioni.
E poiché spesso si mescolano e si amalgamano a meraviglia cultura e cucina, questa volta abbiamo deciso, grazie alle ricette inserite di Mary Melfi, di porvi domande su queste.
Prima però vi conviene visitare il sito della scrittrice canadese: http://www.italyrevisited.org/
Domande:
1. Da chi ha preso le ricette delle zeppole di San Giuseppe?
2. Secondo la Melfi di quale paese molisano sono originari i mostaccioli con il cinnamomo e i chiodi di garofano?
3. Quanti biscotti riesce a realizzare nonna Giovanna?
4. Quali sono i migliori biscotti al mondo per la Melfi?
5. Di che paese sono gli “amaretti per i poveri” ?
Insomma quello della Melfi è un inno alla cucina molisana, ma siamo pur sempre un’associazione culturale, quindi, vi chiediamo di commentare uno dei libri della scrittrice italo-canadese.
giovedì 15 ottobre 2009
Grande successo dell’iniziativa di Molise d’Autore - 1
La scorsa estate l'Associazione Molise d'Autore ha dato il via al suo progetto Il Libro e la Voce, incontri di lettura a tavolino. La inaugurazione del progetto è avvenuta il 24 luglio a Casacalenda, con la partecipazione dell'Assessore alla Cultura della Regione Sandro Arco, e il 9 agosto a Ripabottoni, presso la Biblioteca Comunale.
Una stagione estiva quindi piena di successi per l’Associazione che è riuscita infine a portare nei paesi il piacere della lettura.
A Casacalenda, dove Molise d’Autore giocava in casa poiché l’associazione è stata tenuta a battesimo proprio in quel paese, il gruppo di lettura ha potuto scoprire, dalle pagine scelte dalla coordinatrice Gabriella Iacobucci, Nino Ricci, e la sua trilogia La Terra del Ritorno. Ad organizzare gli incontri la Fondazione Caradonio Di Blasio.
Molto proficuo è stato anche l’incontro di Ripabottoni il cui gruppo di lettura ha potuto approfondire l'opera dello scrittore canadese Joe Fiorito e il suo bel libro Le voci di mio padre che parla anche di Ripabottoni terra d’origine del padre dello scrittore. L’organizzatore di questa manifestazione è stato Domenico Ciarla, Presidente dell’Associazione culturale “Tito Barbieri”, che è riuscito a sensibilizzare un gruppo di persone del luogo e di altre che vi soggiornavano solo l’estate, piacevolmente sorpresi dalle letture scelte dalla coordinatrice Iacobucci e interessati dal libro dell’oriundo molisano.
Con questa iniziativa, che avrà un seguito e che è stata sponsorizzata dalla Regione e dall'Ambasciata Canadese in Italia, Molise d'Autore intende continuare a tenere vivo l’interesse per il libro che nel Molise ha avuto una lunga ed antica tradizione e restituire ai centri di lettura la loro primitiva funzione.
Grande successo dell’iniziativa di Molise d’Autore
Casacalenda: a sinistra Gabriella Iacobucci e Pietro Corsi e il Gruppo di lettura
sabato 26 settembre 2009
Antonio D'Alfonso, nuova opera sulla sua identità di canadese-italiano
In corsivo italico di Antonio D'Alfonso
Tradotto da Silvana Mangione
Cosmo Iannone Editore, 2009
Che cos’è l’identità? Su questo interrogativo si appuntano le riflessioni di Antonio D'Alfonso, poeta scrittore regista editore nordamericano, scritte originariamente in tre lingue – italiano, inglese, francese – nell'arco di un ventennio. "Rimanere la stessa persona in condizioni varie" (identitas)? · "Affermare la natura essenziale dell'inconscio"· (id-entità)? "Approdare a un'identità consapevole dopo un percorso di razionalizzazione del proprio inconscio"? La testimonianza di vita e di cultura di questo intellettuale, diventato italico a 32 anni in un contesto multietnico come quello canadese, dà voce e passione alle donne e agli uomini che non vogliono cancellare o lasciarsi alle spalle ciò che sono stati e che considerano parte essenziale di sé.
Antonio D'Alfonso è nato a Montreal, da genitori molisani. Poeta, critico letterario, cineasta indipendente, nel 1978 ha fondato le Edizioni Guernica. È autore di romanzi, saggi e libri di poesia, traduttore, ha pubblicato in molte riviste, ha partecipato alla produzione di film e alla scrittura di sceneggiature. La produzione letteraria rispecchia la molteplicità e la varietà dei suoi interessi. Tra le sue opere: L'autre rivage (1986), La passione di Fabrizio (Cosmo Iannone Editore, 2002, Premio Internazionale emigrazione), Un vendredi du mois d'août (2005, Premio Trillium), L'Aimé (2008, Premio Christine Dumitriu Van Saanen).
venerdì 25 settembre 2009
Nuovo libro di Carole David Fioramore
The Place Where Your Soul Dwells
Poetry by Carole David
Translated by Nora Alleyn
Guernica Editions, 2008
"Carole David, singular and plural... She combines story-telling with a great awareness of language. A rich and original body of work... that expresses the pain of being with intellectual and intuitive acuity. Carole David asks questions: Where do we come from? Who are we? Where are we going? Her work is marked by dualism: the poetic space and fictional elements." - Jean-Marc Desgent, Winner of the Governor General's French-Language Poetry Award for 2005
"Her voice is charged with America and transcendence, with memory, the present and metamorphosis."
Benoit Jutras “Lettres québécoises.
Poets speak the unspeakable. Carole David's poems exude the smell of life in the raw. She excavates the human landscape. She goes for the jugular. Softly. David's literary heroes include Sylvia Plath, Ann Sexton, the Beat generation. Her early prose-poems are stark and questioning. They placed her outside the Quebec literary establishment. This translation finally makes her art accessible to a wider Anglo readership. The Place Where Your Soul Dwells, culled from her six books of poetry published between 1986 and 2005, cover a wide emotional territory. In stark, compressed language, the poet speaks of loss, memory, love, sex, suicide. Her characters struggle. They walk the edge. But through the pain, the words illuminate. Like crystal, they resonate.
mercoledì 5 agosto 2009
sabato 25 luglio 2009
Casacalenda: estate 2009
Da sinistra a destra:
Sandro Arco, Gabriella Iacobucci, Pietro Corsi, Loreta Giannetti
domenica 28 giugno 2009
SCOPRIAMO L’AUTORE: Giuseppe Campolieti
La sua biografia è a pag. 42 di MOLISANI, dove già anni fa Barbara Bertolini e Rita Frattolillo lo avevano inserito tra i corregionali illustri, ma non sono tanti coloro che lo hanno letto, da noi.
Forse perché Giuseppe Campolieti, affermato giornalista, romanziere e saggista nato a Rotello (Cb) nel 1933, a vent’anni lasciò il Molise e ormai da tempo risiede a Venezia. Con Mondadori ha pubblicato vari saggi storici, come Il re Lazzarone (2001) e Il re Bomba (2003), Breve storia della città di Napoli (2004) e Breve storia del Sud (2006).
Tra gli ultimi usciti, Breve storia della borghesia, saggio in cui Campolieti compie una lunga e rapida traversata che va dalla Grecia di Pericle al terzo millennio seguendo la nascita e l’evoluzione del ceto borghese e sottolineandone il ruolo fondamentale in tutti i tempi. Per concludere, infine, con un messaggio di fiducia nell’uomo di oggi. Egli è uscito indenne dai rischi del progresso tecnologico e delle ideologie grazie alle qualità tipicamente borghesi dell’ equilibrio, della consapevolezza, dell’autonomia. Un modello perfettibile ma ideale per l’umanità del futuro.
GIUSEPPE CAMPOLIETI. BREVE STORIA DELLA BORGHESIA. OSCAR STORIA MONDADORI,2008.
Gabriella Iacobucci
su Giuseppe Campolieti
Una biografia di Giuseppe Campolieti ricostruisce la controversa personalità di Ferdinando II di Borbone nel volume «Il re bomba» Mondadori, 2001
Ferdinando II, il Borbone che non voleva «ammuina»
di Ettore Botti
Ferdinando II, il Borbone che non voleva «ammuina» Luigi Settembrini, patriota liberale, pensava tutto il male possibile di Ferdinando II, re delle Due Sicilie dal 1830 al 1859. Lo accusò di essere «stolto, presuntuoso, avaro, superstizioso» e ha lasciato nei suoi scritti una descrizione ultimativa: «Vero tipo dei Borboni, stupidamente crudeli e superbi, egli è inetto a ogni cosa, vuol fare ogni cosa e la guasta; sdegnoso dei consigli, incapace di farsi un amico, si fa disprezzare anche da quei pochissimi ai quali fa bene». Ma davvero la personalità dell' ultimo importante sovrano napoletano (il suo successore Francesco II, Franceschiello, restò sul trono appena il tempo necessario per perderlo definitivamente) era un coacervo d' infamia e di difetti? E il soprannome di «re bomba», con il quale è passato alla storia per la dura repressione dei moti quarantotteschi, non lascia spazio ad alcuno spiraglio positivo per quanto riguarda la direzione del governo e dell' amministrazione? Giuseppe Campolieti, che dedicò un libro all' altro Ferdinando, nonno di questo, cerca d' indagare sulla cattiva fama del protagonista della nuova biografia e rileva come vi abbia contribuito in maniera pesante il soffio della propaganda, alimentato senza tregua dai nemici giurati, inglesi, e dai nemici interessati, i Savoia, che puntavano a soppiantarlo. In tutta la penisola e fuori si diffusero libelli fiammeggianti, portatori di manipolazioni e falsità costruite «a fin di bene», ossia per aprire il cammino verso libertà e diritti civili. E la storiografia postunitaria ha fatto, notoriamente, il resto. Sulla testa di «re bomba», certo, rimane un peccato a posteriori culturalmente e politicamente mortale: il penultimo dei Borboni di Napoli era un convinto assolutista. Proprio come lo zar suo amico, credeva che tra la repubblica e la monarchia assoluta non ci fosse alcuna via mediana, se non vacanza di potere, confusione di responsabilità e di ruoli, pericolosa «ammuina». Messo alle strette, accettò la Costituzione per opportunismo tattico, non diversamente da altri titolari di corona che però, più tardi, ebbero la sorte d' essere considerati liberali precocemente illuminati. E non v' è dubbio che soffocò nel sangue i tentativi di sollevazione, in particolare con il lungo bombardamento di Messina, ma in base alle statistiche riferite da Campolieti le esecuzioni decretate nello stesso periodo, tra l' indifferenza internazionale, a Torino e nel Lombardo Veneto erano più numerose di quelle che attirarono sulle Due Sicilie l' anatema delle potenze e dell' intellettualità. Ferdinando II fece cannoneggiare i rivoltosi siciliani per ragion di Stato, perché l' indipendenza e l' integrità del regno erano punti per lui indiscutibili, tuttavia la sua indole non era violenta né crudele. Così come non era un uomo avido o un maniaco dello sfarzo e dell' etichetta, secondo i canoni classici dei despoti. Per l' autore di questo nuovo capitolo di revisione, reso vivo e brillante dallo scenario napoletano, il Borbone più vituperato amava, anzi, profondamente i sudditi e sentiva il problema delle loro condizioni come la più importante e sincera aspirazione sua personale. Colmò il debito pubblico, ridusse più volte tasse e gabelle, s' adoperò per la modernizzazione, di cui il famoso primo treno Napoli-Portici non fu che un esempio clamoroso. Ferdinando II regnante, l' aratro, il telaio e l' incudine, come si diceva allora, rimasero quasi sempre in fervente attività. L' economia, insomma, come si direbbe oggi, tirava. Lo sviluppo, sia pur imperfetto, andava avanti. E non si può dire, purtroppo, che il secolo e mezzo quasi interamente trascorso sia riuscito fino ad oggi a renderlo perfetto.
(8 luglio 2001) - Corriere della Sera
Chi è l'autore, risposte
Ecco le risposte dei nostri lettori alle domande su Giuseppe Campolieti:
Non so rispondere a tutte le domande, ma a qualcuna sì! Campolieti è un giornalista, uno storico e uno scrittore che, tra l'altro, ha realizzato famose biografie. Splendido il suo libro su Franceschiello, che lessi con enorme piacere.
I miei più vivi complimenti e tutto l'orgoglio per un molisano così illustre
- Simonetta -
Non avevo mai letto nulla di Campolieti e non avevo mai sentito parlare di lui. Ho fatto una ricerca sul web e ho constatato che è uno scrittore- giornalista che ha pubblicato più di una ventina di libri, tra cui molte biografie storiche. Come mai uno scrittore che ha pubblicato opere così importanti nel Molise è così poco conosciuto? - Annamaria-
Ho letto per ora solo in parte "Le sante bugie". Trovo che il nostro molisano ha una scrittura limpida, efficace e grandi capacità di divulgatore.
Per rispondere alle domande, l'opera edita nel 1973, che racconta le vicissitudini della famiglia De Lisio, è "Le zie vergini. – anonimo -
Risposte:
1/ giornalista
2/l’opera che narra le vicende della famiglia De Lisio è “Le zie vergini”
3/Campolieti si è specializzato nelle biografie storiche romanzate
4/ Tra queste: Marin Faliero; Il re Lazzarone; Caterina Cornaro; Masaniello
6/ Campolieti vive nel Veneto da tanti anni
7/”Breve storia della borghesia” è l’ultima sua opera . Dalla Grecia di Pericle al Cathai di Marco Polo, fino allo scenario del mondo globalizzato del terzo millennio – anonimo -
giovedì 18 giugno 2009
Come tradurre un'opera
CENTRO STUDI SIENA TORONTO, SIENA, 8 maggio 2009. Gli studenti del Liceo classico Enea Silvio Piccolomini con la loro insegnante Lucia Lippi e, dal centro a destra, la scrittrice canadese Mary Di Michele, il prof William Anselmi docente di italiano presso la Carleton University di Ottawa, la traduttrice Gabriella Iacobucci, la direttrice del Centro Laura Ferri.
Gli studenti senesi, che guidati dalla prof. Lippi si erano cimentati in una prova di traduzione di brani del romanzo Tenor of Love di Mary di Michele, sono stati qui protagonisti di un interessante confronto con l'Autrice - la quale ha letto gli stessi brani nella versione originale- e con Gabriella Iacobucci, traduttrice italiana del romanzo (Canto d'Amore, Marlin Editore, 2006).
Senza titolo 2
Gabriella Iacobucci ha presentato la versione italiana di “Canto d’amore” (Marlin 2006), al “Centro Siena-Toronto”, con il patrocinio del Foreign Affairs Canada. A destra la scrittrice canadese Mary di Michele.
sabato 6 giugno 2009
Scopriamo l'autore - 1
Giuseppe Campolieti e la sua opera
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Il libro del molisano che vi proponiamo, questa volta non dovrete far fatica a trovarlo: è sul web.
Giuseppe Campolieti, in un gesto di grande generosità, l’ha fatto inserire tra i libri elettronici. Basta cliccare all’indirizzo giusto e tutta l’opera è à portata di qualsiasi persona, anche degli amici canadesi.
Se andate sui link di destra di questo blog, infatti, troverete la scritta: Campolieti Giuseppe, Le sante bugie, opera completa. Basta cliccarci sopra per accedervi. Buona lettura!
Dopodiché rispondete a queste domande:
1. Giuseppe Campolieti, nato a Rotello nel 1933, frequenta varie facoltà universitarie prima di scegliere un mestiere definitivo. Quale?
2. Qual è la sua prima importante opera edita nel 1973, dopo varie pubblicazioni giovanili, e che racconta le vicissitudine della famiglia molisana De Lisio?
3. Che genere di libri, pubblicati da case editrici come la Mondadori, ottengono molto successo?
4. Potresti citarne qualcuno?
5. Un altro filone importante della sua attività letteraria riguarda quello religioso, come dimostra il volume “Le sante bugie”. Quale altra opera ha pubblicato in merito?
6. Campolieti indaga anche il mondo “veneziano” con saggi, pièces teatrali, biografie storiche. Perché?
7. Qual è la sua ultima opera? Di che cosa parla?
sabato 23 maggio 2009
Scopriamo l'autore, Luigi Incoronato
Bruno ALETTA
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Luigi Incoronato: Tra i gradini inquieti
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Negli anni del dopoguerra, nell'intensa esperienza del neorealismo meridionale Napoli, con l'appassionato impegno dei suoi intellettuali più impegnati, diede un contributo decisivo alla rappresentazione di una realtà disgregata e prostrata dagli esiti della guerra.
Le opere di questi scrittori partenopei di nascita o di adozione furono il punto di partenza di una prospettiva di lotta e di cambiamento, per una letteratura di denuncia e di militanza politica. Con stili e intenti talvolta diversi, scrittori come Domenico Rea e Luigi Compagnone, e per certi versi Michele Prisco e Mario Pomilio, parteciparono a quella narrazione collettiva, "a più voci", delle miserie di una città assunta a simbolo di una società da trasformare. Luigi Incoronato fu tra questi il neorealista più ortodosso, e il romanzo "Scala a San Potito" l'opera meno mediata e più aspra di denunzia delle miserie prive di speranze di un gruppo di senza tetto napoletani.
"Scala a San Potito", pubblicato nel 1950, fu il capolavoro di un'anima inquieta, Luigi Incoronato, nato a Montreal nel 1920 da emigrati, vissuto a Napoli, cronista di Paese Sera e morto suicida nel 1967. La tensione dell'opera di Incoronato è tutta orientata alla denunzia di una realtà da mettere a nudo. La vicenda del romanzo "Scala a San Potito" pubblicato nel 1950, ruota intorno ad un giornalista che per curiosità o perché attratto da una forza misteriosa, frequenta con insistenza un luogo di miseria e disperazione, quella scala a San Potito sui cui pianerottoli trovano alloggio diseredati senza casa né lavoro, talvolta alla ricerca di un'identità sociale ed economica, talvolta senza speranza e annichiliti dalla rassegnazione. Quella scala diviene sempre più il luogo degli affetti del protagonista, e i suoi tentativi di solidarizzare e di condividere le storie e sentimenti di quei disgraziati lo assorbono a tal punto che ben presto si sentirà non già osservatore esterno, ma uno di loro.
Il neorealismo in Italia visse momenti felici quando il peso degli eventi misero in sospensione il viaggio dello spirito novecentesco all'interno dell'uomo, all'interno dei linguaggi e delle forme espressive. Il romanzo filosofico e psicologico, l'introspezione e il flusso dei pensieri e le sperimentazioni espressive che caratterizzano gran parte della letteratura del'900, confinano l'esterno, la storia, l'altro da sé, a sfondo e contesto dei sentieri letterari. Ma tra gli anni '40 e gli anni ‘50 la realtà fu troppo ingombrante per raccontare le storie delle anime perché quelle anime erano troppo stritolate, forse annientate dalla realtà. La guerra, la lotta partigiana e il dopoguerra generarono una letteratura che non poté non immergersi in toto in una realtà essa stessa metafora di un viaggio spirituale senza ragione e senza meta.
Il neorealismo fu vera arte? Calvino giustamente affermò che non di corrente letteraria si trattava "il neorealismo non fu una scuola, ma un insieme di voci, in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie, specialmente delle Italie fino allora più sconosciute dalla letteratura."
L'esigenza di rappresentare con crudezza la realtà diveniva atto politico e militante e questa presunta limitazione del dato estetico generò infiniti dibattiti che appassionarono i grandi intellettuali italiani del dopoguerra. La lotta partigiana e le miserie del dopoguerra dettero luogo a due filoni speculari del neorealismo: al dramma delle giovani ed eroiche vite spezzate nelle montagne della libertà, geograficamente e culturalmente radicate nel nord Italia fece eco e risonanza della realtà una narrazione delle miserie di una parte del Paese colpita al cuore prima ancora di sorgere, quel Sud Italia attanagliato dalla fame e dalla disperazione, punto di partenza per uno scatto di risveglio politico e di anelito di giustizia sociale. Scrive Walter Pedullà che il neorealismo visse due fasi ben definite "... dal 1945 al 1950 la narrativa è settentrionale come la maggior parte della guerra partigiana, mentre invece è meridionale la narrativa che dal 1950 al 1955 va a combattere dove più drammatico è il ritardo sociale (da Tommaso Fiore a Carlo Levi, da Rea a Jovine, da Brancati a Sciascia, da La Cava a Bonaviri, da Bernari a Incoronato, da Prisco a Compagnone, da De Jaco a Palumbo, da Seminara a Strati, da Pomilio a Pietro Buttitta)."
Napoli fu teatro privilegiato di narrazione e in quegli anni difficili le sue miserie non furono circoscritte al tragico quadro di una campagna affamata e tagliata fuori da ogni progresso rappresentata dal romanzo simbolo "Cristo si è fermato ad Eboli", ma testimoniarono una disperazione "metropolitana" dove i senza tetto non avevano dimore in squallide stalle ma sui gradini di una scala al centro della città.
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Scopriamo l'autore, risposte
E’ stato interprete presso il Comando militare alleato.