domenica 2 giugno 2013

Lo scrittore isernino FRANCO CIAMPITTI, maestro di stile


 di Mariolina Perpetua

.... che ricorda un eclettico letterato molisano

Il mio incontro con Franco Ciampitti letterato e narratore è avvenuto nella scuola, nei tempi in cui, in qualità di docente di Scuola Media, ho scelto di far leggere agli allievi gli autori molisani. Mi sono sempre avvalsa del principio che la conoscenza del proprio territorio e di chi contribuisce a  farlo conoscere fossero le premesse da cui partire  per un discorso didattico storico-geografico-ambientale. Narratori e poeti molisani sono stati, perciò, punti di riferimento per approfondimenti ed indagini sul campo.
Franco Ciampitti è, infatti,  un profondo conoscitore della sua terra che ha imparato  ad amare  ed apprezzare fin da bambino, un narratore accorto e sensibile, che ha grandi capacità descrittive e che, al contempo, sa cogliere e ritrarre drammi umani e problemi sociali.
Nelle pagine della maturità la sua  narrativa  assume un “respiro corale” nel ritrarre il mondo agro-pastorale della transumanza che soffre  il disagio delle trasformazioni socio-umane, ma che sa ancora conservare e tramandare valori e tradizioni. Una generazione di pastori in estinzione che, abituata “ad un   periodico movimento” e temprata al sacrificio,  non teme il duro lavoro,  anzi nutre la speranza di un futuro migliore  anche  per chi vive in paesi di alta montagna, dove sicuramente la vita è più difficile (Il tratturo 1968). Sono gli stessi paesi, questi,  orgoglio e ricchezza del Molise, che vengono rivisitati nel ricordo infantile de “Il grande viaggio” (1971). 
Ebbene le pagine di questi  due lavori sono un tesoro di descrizione paesaggistica  e di ritratti umani – il viaggio si svolge  da Isernia e Capracotta  ̶ . Attraverso il racconto di Ciampitti è facile  ricostruire  luoghi  e situazioni dell’inizio Novecento.  Lo scrittore,  nato ad Isernia nel 1903, aveva 5 anni quando intraprende la grande avventura; e davvero di una grande avventura doveva trattarsi per un bambino di quella età: il percorso era piuttosto vario sia dal punto di vista paesaggistico che della locomozione. Il viaggio, infatti, si svolge in parte in treno, in parte  in diligenza. Vi era all’epoca  una via ferrata che si inerpicava per  i tornanti dei monti dell’Alto Molise, le cui rotaie sono ancora visibili in un tratto che, dopo Staffoli, svolta verso Agnone.
Lo scrittore è diretto a Capracotta e la diligenza li attende a Carovilli. Lo stupore per il treno, dei suoi scomparti e dei servizi (uno stanzino tutto bianco…. Un fontanino vero con l’acqua corrente….) si confonde con l’emozione che suscita  la visione del paesaggio (“Vedevo finalmente da vicino le montagne, il regno delle foreste e delle nevi, dove stavano i lupi ed i briganti…, dove mi sarebbe piaciuto vivere con i cavalli, con i cani, con le volpi, con le lepri, con le faine”..). Stupore infantile attraverso il ricordo rinnovato di chi continua a frequentare e vedere sempre con la stessa immutata meraviglia quei luoghi cari e familiari. Nel viaggio con la diligenza, certamente meno piacevole per l’esiguità dello spazio in cui si era stipati, indulge sapientemente nella descrizione dei personaggi d’epoca. Volti austeri: aspetto burbero, il signore dalla barba caprina,  infastidito da un bimbo irrequieto; con intenzioni “pacificatrici”, invece,  la signora, né giovane né vecchia, con uno strano abbigliamento, che certamente rimanda a tempi andati (“un velo copriva il viso- pallidissimo per quel poco che si intravedeva”, e che rivela un pudore ormai perduto -  ed il suo abbigliamento, in particolare, “portava sulla testa un cappellino con la metà di uno stranissimo uccello” – uccello  che il nostro  non aveva mai veduto  sui tetti della chiesa e nel giardino di S. Chiara  prospicienti la sua casa  - ….”), ma più tenera e comprensiva  (la sua “voce dolcissima”) di fronte ad una situazione  di vero rifiuto della difficoltà del viaggio manifestata rumorosamente e con impertinenza dal piccolo Ciampitti, il “citro”.
Quando finalmente è “a cassetta”, però, “un senso di felicità luminosa cominciò ad invadermi”…. – dice il nostro autore – e ci trasmette l’ebbrezza della libertà conquistata.  Si potrebbe continuare con mille altri riferimenti e con altri personaggi; il nonno, Giacomo ed il suo aiutante,… vengono fuori con naturalezza, senza artificiosità,  sono tutti al posto giusto e nella cornice ambientale appropriata, descritti con prosa fluida e vivace. L’onda dei ricordi e delle emozioni invade quei luoghi abituali, tante volte rivisitati  con la mente e con il cuore.
E cuore F. Ciampitti mette anche nel suo romanzo più famoso “Il tratturo”, dove, come accennato, l’Alta Montagna, il costume delle sue genti e lo sfondo naturalistico imperano sovrani. Le pagine dedicate ai pastori sono descrizioni attente, particolareggiate di chi conosce  e riconosce propri luoghi e storie. “Aprire il recinto appena il sole ha asciugato l’erba…, camminare piano con la mazza di ornello……., con la tasca di tela a tracolla.., un pane scuro.. , un pezzo di cacio salato…Camminare e pensare… Mangiare e pensare..”  Ed i cani, il lavoro da fare, i Massari, le loro diverse attività. Tutto ha un ordine, una cronologia, una consequenzialità secondo le tradizioni consolidate. In questo mondo attivo l’autore fa protagoniste anche le donne “sempre in faccende”..tante, tutto il giorno per tanti giorni, donne che lavorano ed aspettano, stanche di fatiche e di attese. Eroine, che lo scorrere del tempo non distrugge  e che la speranza fortifica. La buona stagione riporterà i loro uomini.  Si respira un’aria epica, quasi dannunziana, in queste pagine di elevato livello classico,  che è proprio di chi sa  partecipare agli altri ciò di cui parla, in quanto parte della propria storia e della propria tradizione.
Un autore da riscoprire, dunque,  Ciampitti, perché maestro di stile, un modello da proporre ai giovani,  per la valorizzazione del territorio,  per la sapiente capacità descrittiva, per lo stile classico, per la capacità dialogica, che tramuta nella scrittura l’oratoria alta e solenne, che gli è propria. Per “Il tratturo” ed altre opere F. Ciampitti ha  conseguito ampi consensi di critica, ottenendo  diversi premi.
Isernino doc, realizza presso il Liceo Ginnasio “O. Fascitelli” e a Campobasso i suoi studi e dopo essersi laureato in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli consegue altri importanti titoli accademici presso Università italiane. Matura la prima formazione attraverso l’attività giornalistica ed è inviato speciale in Italia ed in molti paesi d’Europa anche per servizi radiofonici. In quel periodo si interessa molto di sport  e da quella esperienza nasce “Novantesimo minuto” che gli consente di ricevere il 1° Premio in un concorso nazionale nel 1933. Dopo la guerra continua a collaborare a quotidiani, periodici e riviste varie. Ad Isernia  svolge a lungo la brillante professione di avvocato (T. Sardelli - Narratori Molisani - ).
Grande affabulatore, mi lega a lui, oltre l’interesse per i lavori,  un piacevolissimo ricordo. Presente al mio matrimonio, amico comune delle famiglie,  non risparmiò encomi ai genitori  e agli sposi, mettendo in risalto “le caratteristiche prettamente mediterranee” della sposa  (i colori degli occhi e dei capelli). Come era nel suo stile colpì tutti  per la sapiente, forbita parola.
Mariolina Perpetua                

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