Dall'introduzione di Gabriella Iacobucci...
Quando andai per la prima volta a Montreal,
circa trent’anni fa, scoprii un mondo che fino ad allora avevo ignorato, quello
degli italiani emigrati, tanti anche dal mio paese. Le loro storie si erano
interrotte per noi al momento della loro partenza, quello che era successo
realmente, dopo, lo ignoravamo. Fu lì che conobbi Pietro Corsi.
Quando ci salutammo mi regalò un suo piccolo
libro dalla copertina illustrata con una dedica gentile. Aveva un titolo
curioso, La Giobba, e conteneva due racconti. Mi colpì in particolare il primo,
quello del contadino di Casacalenda Onofrio Annibalini.
Apparentemente
semplice, i toni privi di enfasi, (come era anche lui, lo scrittore) si
rivelava invece una storia emblematica. Non solo, ma scritta in uno stile
scarno ed essenziale, con quei dialoghi brevi, quelle parole antiche, mi ricordava
i drammi classici. E fu immediato il pensiero di sottolineare questi caratteri
e di dare a questo racconto una nuova forma, quella drammaturgica. Anzi, radiofonica.
Dove, nell’assenza di immagini, la parola avrebbe acquistato tutto il suo
risalto, e dove il commento sonoro - la musica, le voci, i rumori- avrebbe colmato gli spazi ampliando e sottolineando il dramma… Come nell’episodio dell’incidente sul
cantiere, questa tragedia infinita che si ripete oggi come allora.
Una decina di anni dopo - la data del
timbro SIAE apposto dietro al manoscritto è 14 ottobre 2004- inviai a Pietro il
mio adattamento radiofonico del racconto. Eravamo ormai diventati amici e ci
incontravamo tutte le estati quando tornava a Casacalenda da Los Angeles.
Pietro era molto contento, e mi scrisse una lettera, felice, quando più tardi
seppe che il lavoro era stato accolto con grande interesse dal funzionario
della mitica sede RAI di Piazza Mazzini, a Roma, al quale lo avevo presentato in
un progetto intitolato L’America degli Italiani. Poi si sa come vanno queste cose. Il
funzionario si spostò in un’altra sede, e il mio progetto rimase nel cassetto.
Nel suo e nel mio.
Ma poiché le belle storie vivono di una
loro vita segreta, questa ha deciso che era il momento di tornare a farsi
sentire.
Pietro non c’è più, ma nelle ultime pagine
di questo libretto troverete ancora tracce vive di lui.
Un interessante ricordo giovanile di suo padre scritto da Giampiero Corsi e un ritratto intimo dello scrittore - ricostruito sul filo dei ricordi di sua madre Elsa - scritto da Giancarlo. Non solo, la
stessa illustrazione di copertina è nata da un’idea di Giampiero.
G.I.
Gli scrittori non muoiono mai davvero, e la conferma arriva di volta in volta dalla sceneggiatura oppure dalla rivisitazione cinematografica di una loro opera, e in ogni caso si torna a parlare dell'autore, che quindi torna nella bocca e nella mente di quanti ne hsono venuti a conoscenza. Gabriella Iacobucci ha mostrato negli anni una particolare tendenza a rievocare personaggi di spessore e far rivivere delle opere che l'avevano colpita, attraverso la creazione di interviste"impossibili" come quella con Lina Pietravalle, che ha trovato grande favore presso i lettori, oppure attraverso la sceneggiatura di un'opera estremamente impattante nella sua autenticità, come questa incentrata su "La Giobba" del compianto Pietro Corsi. Siamo molto felici di assistere, questo 6 agosto al Festival del cinema a Casacalenda, alla presentazione ufficiale di questo lavoro che si preannuncia unico per la sua originalità e innovazione. Rita Frattolillo
RispondiEliminaRaccontare e rielaborare verbalmente e per iscritto o attraverso altre modalità espressive , musica e canto le vite vissute è una esigenza ed un impulso primario degli esseri umani, proprio come la fame e la sete , il desiderio insopprimibile è quello di sconfiggere la dimenticanza e di proiettarsi oltre la propria vita fugace e troppo breve. Sarò molto contenta di gustare questa ultima opera letteraria teatrale di Gabriella Iacobucci che confermerà , sono certa , la grandissima ammirazione che ho per lei.
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