Articolo pubblicato su Primo Primo Piano “La rubrica”, lunedì 28 settembre
di
Rita Frattolillo
Incontro Gabriella Iacobucci
qualche mattina fa, a Campobasso, davanti al bar di Corso Bucci che lei
frequenta di solito, e ne approfitto per complimentarmi con lei per il
meritato, grande successo ottenuto al Festival del cinema di Casacalenda,
l’agosto scorso, quando la Compagnia degli Stappati ha rappresentato nel teatro
“Flavio Bucci” il suo adattamento radiofonico del racconto di Pietro Corsi
“Onofrio Annibalini contadino”. Una rappresentazione subito replicata, tanta
era la folla accalcata fuori dal teatro, il terzo giorno del festival, che,
guidato da oltre un ventennio dall’ottimo Federico Pommier Vincelli, ha
attirato moltissimo pubblico anche per omaggiare Elio Germano e Barbara Ronchi.
Conosco Gabriella da anni e ho
sempre ammirato la sua apertura verso le sinergie culturali internazionali (è
del 1994 il Progetto Goldoni finanziato dal Ministero P.I e realizzato in
Olanda), la sua capacità nel tessere rapporti con la letteratura italo-americana,
l’impegno a divulgare poeti e scrittori molisani o di origine molisana.
Dopo che ha lasciato l’insegnamento a Roma e il teatro di ricerca, sono state tante le iniziative portate avanti da Gabriella negli anni, di cui talora ho fatto parte anch’io, come “Letture in corsia”, un progetto rivolto alle persone ricoverate nei nostri ospedali, o come “Biblioteche aperte”, che ha toccato- con il coinvolgimento di autori emergenti - moltissimi dei nostri paesi facendo scoprire voci significative della diaspora molisana; o come la serie radiofonica intitolata “Molise d’Autore” per Rai 3Molise, di cui andò in onda, nei primi anni Novanta, un suo originale in sei puntate su Lina Pietravalle, una scrittrice che ha fatto ben più che annettere il Molise alla letteratura italiana, poiché non ha perso occasione per affermare l’identità molisana, mettendo in luce il “Sannio Mistico”, e impegnandosi in prima persona a favore dell’autonomia dall’Abruzzo.
Tanto amata da Gabriella, che si
inventò un’intervista impossibile con la Pietravalle successivamente pubblicata
nel bel cofanetto in coppia con Renato Lalli per Nat3.
In tempi più recenti la mia amica
ha creato con Barbara Bertolini il blog Molise d’Autore, tuttora molto seguito.
Appassionata fin da liceale della
letteratura nordamericana e grande lettrice, Gabriella si è resa conto del
ruolo trascurabile rivestito, soprattutto in Italia, dai traduttori, il cui
nome compariva solo nel colophon, come se il loro fosse un lavoro di poco
conto.
Una mentalità offensiva, perché
sminuiva, di fatto, il lavoro di cesellatura frutto di attenzione, studio e
cura del testo da interpretare e tradurre.
Di questo stato dell’arte
Gabriella si è resa ancora più conto quando, nel 1990, trovandosi a Toronto per
riallacciare i rapporti con gli emigrati molisani in Canada, conobbe lo
scrittore di origini molisane Nino Ricci, il cui primo romanzo, poi tradotto da
lei con il titolo “Vite dei santi”, appena uscito era già un best seller.
Leggere il romanzo, rendersi conto che era ambientato a Villa Canale, vicino ad
Agnone, che quella storia di emigrazione riguardava “noi” molisani, la spinse a
telefonare all’editore Monteleone per chiedere di affidargliene la traduzione.
Da quel momento in poi Gabriella
si è affermata per la sua grande capacità di rendere l’anima del testo, di dare
voce e risonanza alla pagina, al punto che è stata spesso definita la Fernanda
Pivano molisana. E non a caso, perché se la Pivano ha introdotto in Italia il
“genio letterario americano” Don De Lillo, prolifico e irrequieto scrittore
originario di Montagano del Sannio, allo stesso modo la Iacobucci ha introdotto
Ricci nel nostro Paese, curando la traduzione di quella che poi è diventata la
trilogia con il titolo unico “La terra del ritorno”(2004), ora in uscita per
ebook.
La mia amica viene chiamata
oltreoceano soprattutto per le grandi occasioni, ed è stata invitata
nell’ottobre 2025 come traduttrice italiana di Nino Ricci per il Symposium a
lui dedicato presso la Bridgewater State University, USA.
Ma se l’amicizia con questo
scrittore è iniziata nel 1992, ancora più antica è quella con Pietro Corsi,
originario di Casacalenda come Giose Rimanelli, che è il più poliedrico e
sulfureo di tutti i “nostri” Autori. A Corsi, che nonostante una vita molto movimentata
ogni anno è sempre riuscito a tornare nel paese d’origine fino alla morte (nel
2017),Gabriella è stata legata da una profonda amicizia e da una lunga
collaborazione professionale.
Allora, è nelle cose che io le
chieda come è nata l’idea di trasformare il racconto dell’amico Pietro. Una
genesi lunga, di cui Gabriella ha dato conto nella prefazione alla
pubblicazione appena uscita per NAT3 2026, dal titolo “Onofrio Annibalini
contadino-Adattamento radiofonico del racconto di Pietro Corsi- con due
testimonianze inedite di Giampiero e Giancarlo Corsi”, Collana l’America degli
italiani.
Ve la propongo con piacere:
“Quando andai per la prima volta
a Montreal, circa trent’anni fa, scoprii un mondo che fino ad allora avevo
ignorato, quello degli italiani emigrati, tanti anche dal mio paese. Le loro
storie si erano interrotte per noi al momento della loro partenza, quello che
era successo realmente, dopo, lo ignoravamo. Fu lì che conobbi Pietro Corsi.
Quando ci salutammo mi regalò un
suo piccolo libro dalla copertina illustrata con una dedica gentile. Aveva un
titolo curioso, La Giobba, e conteneva due racconti. Mi colpì in particolare il
primo, quello del contadino di Casacalenda Onofrio Annibalini.
Apparentemente semplice, i toni
privi di enfasi, (come era anche lui, lo scrittore) si rivelava invece una
storia emblematica. Non solo, ma scritta in uno stile scarno ed essenziale, con
quei dialoghi brevi, quelle parole antiche, mi ricordava i drammi classici. E
fu immediato il pensiero di sottolineare questi caratteri e di dare a questo
racconto una nuova forma, quella drammaturgica. Anzi, radiofonica. Dove,
nell’assenza di immagini, la parola avrebbe acquistato tutto il suo risalto, e
dove il commento sonoro - la musica, le voci, i rumori- avrebbero colmato gli
spazi ampliando e sottolineando il dramma… Come nell’episodio dell’incidente
sul cantiere, questa tragedia infinita che si ripete oggi come allora.
Una decina di anni dopo - la data
del timbro SIAE apposto dietro al manoscritto è 14 ottobre 2004- inviai a
Pietro il mio adattamento radiofonico del racconto. Eravamo ormai diventati
amici e ci incontravamo tutte le estati quando tornava a Casacalenda da Los
Angeles. Pietro era molto contento, e mi scrisse una lettera, felice, quando
più tardi seppe che il lavoro era stato accolto con grande interesse dal
funzionario della mitica sede RAI di Piazza Mazzini, a Roma, al quale lo avevo
presentato in un progetto intitolato L’America degli Italiani. Poi si sa come
vanno queste cose. Il funzionario si spostò in un’altra sede, e il mio progetto
rimase nel cassetto. Nel suo e nel mio.
Ma poiché le belle storie vivono
di una loro vita segreta, questa ha deciso che era il momento di tornare a
farsi sentire.
Pietro non c’è più, ma nelle
ultime pagine di questo libretto troverete ancora tracce vive di lui.
Un ricordo inedito del padre
scritto da Giampiero e Giancarlo Corsi. E non solo, la stessa illustrazione di
copertina è nata da un’idea di Giampiero.”( Nota dell’Autrice, in Gabriella
Iacobucci, Onofrio Annibalini contadino, cit.).
Questa “Nota dell’Autrice”
rispecchia con chiarezza esemplare il significato della sua lettura di “La
Giobba”, cosa le fece scattare il desiderio di dare vita piena, con parole,
voci e musica, a quella storia vera di Pietro Corsi, uguale a tante altre della
nostra amara emigrazione, ai sogni di chi affrontava l’incognita in cerca di
fortuna. E poi ricorda l’iter difficoltoso di quel progetto rimasto nel
cassetto per anni…
Ma che cosa ha convinto il
direttore artistico di Molise Cinema Federico Pommier Vincelli a inserire la
rappresentazione del testo nel programma di quest’anno?
Anzitutto l’essere originario di
Casacalenda ha fatto sicuramente la sua parte, nella decisione del direttore
Pommier, ma a convincerlo è stata la consapevolezza della validità e
dell’attualità della versione radiofonica della Iacobucci, nel rispetto dello
spirito del racconto, unita alla volontà di “contaminare” letteratura arte
storia persone, potendo contare, oltretutto, su una Compagnia d’avanguardia di
successo, quale è quella degli Stappati.
Oggi è lo stesso Pommier ad
augurare un futuro cinematografico ad Onofrio Annibalini, anche per rendere
omaggio a un uomo e scrittore molto apprezzato e stimato come Pietro Corsi.
Intanto, il successo ottenuto
dagli Stappati durante questa 24° edizione di Molise Cinema ha aperto la strada
ad altre rappresentazioni, a cominciare da quella già in cantiere nella
Capitale. RF

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