domenica 5 gennaio 2014

Un libro di Silvia Valente sul pittore Antonio Pettinicchi


Dissonanze e contrasti

 di Rita Frattolillo
La potente produzione artistica – pittorica e incisoria – di Antonio Pettinicchi, classe 1925, per il forte impatto esercitato sui fruitori ha suscitato sin dagli inizi reazioni appassionate da parte di pubblico e  critica. Il più delle volte feroce dissenso, oppure semplice sfavore, raramente condivisione. Faceva “specie” anzitutto che il pittore portasse alla ribalta gli ultimi, la gente diseredata e misera, ai margini della vita sociale, abbrutita dal lavoro e segnata dalla fatica; e che lo facesse con un linguaggio espressivo mai visto prima, distante anni luce dalla rappresentazione consolatoria e rassicurante della classe borghese a cui aveva assuefatto la pittura  accademica e tradizionale. Era tutto troppo: troppo l’attaccamento viscerale del pittore alla sua terra, alla molisanità, e “troppa” era la maniera in cui quell’attaccamento si traduceva sulla tela. Fatto sta che la rappresentazione artistica firmata da Pettinicchi generava un invincibile, insuperabile e continuo scontro tra l’artista, coerente con se stesso, e il paludato ambiente locale, sclerotizzato in una visione  antistorica  tanto del territorio quanto degli stilemi  artistici. 

Probabilmente è anche per questa sorda quanto evidente “dissonanza” che giornalisti, studiosi dell’arte e critici, negli anni, hanno consumato i classici fiumi di inchiostro a tentare di capire, di spiegare, di interpretare l’opera pittorica e incisoria di Pettinicchi lasciando sullo sfondo la storia dell’uomo.
Parallelamente alla crescita del prestigio da lui acquisito in ambito nazionale si sono intanto andati via via moltiplicando   i contributi critici e le monografie stilati da nomi di grande richiamo, né sono mancati studi di artisti e intellettuali locali incentrati sull’evoluzione delle arti visive nel Molise dove, immancabilmente, a  stagliarsi per il suo rilievo indiscutibile è in ogni caso la figura del Nostro.
Ma il focus portato sulla produzione artistica ha di nuovo, fatalmente, lasciato in ombra –  del tutto o in parte –  le vicende vissute dall’uomo Pettinicchi. A colmare questo vuoto arriva  ora  un lavoro serio e meditato, costato due anni di ricerche, ben strutturato e ottimamente documentato.  Patrocinato dalla Regione, dalla Provincia e dal Comune di Campobasso, il volume Dissonanze e contrasti, L’eroica visione  di un pittore contemporaneo (pp. 237, Campobasso, Palladino editore, 40 euro), che si avvale anche della testimonianza affettuosa del figlio dell’Artista, Paolo, è firmato dalla giovane studiosa che ha già dato buone prove di sé, Silvia Valente.

Nel suo viaggio a ritroso nel tempo, l’Autrice ripercorre le tappe fondamentali che hanno contraddistinto la formazione di Pettinicchi, a cominciare dagli anni fecondi vissuti presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove il Nostro si diplomò nel 1950 accogliendo in sé l’esempio dirompente del suo maestro Emilio Notte. Seguendo il fil rouge della ricostruzione biografica dell’Artista  nell’ottica della sua crescita artistica, la Valente indaga con strumenti adeguati sui riferimenti, i modelli e le ascendenze che il maestro di Lucito ha assimilato e fatto propri, piegandoli alla propria visione del mondo e dell’uomo. Riferimenti, modelli e  ascendenze – dalla picassiana Guernica a Renato  Guttuso a Francis Bacon –  che l’Autrice  analizza con padronanza e misura, dando il giusto risalto al disorientamento provato dal pittore al suo rientro da Napoli, quando toccò con mano la complessiva arretratezza culturale della regione. Il duro impatto di Pettinicchi con l’ambiente locale fa sì che la vicenda umana e artistica del pittore si intrecci con la storia cultuale, sociale e artistica dell’intera regione, calata a sua volta nel contesto nazionale. Sono pagine  fondamentali,  inscritte a pieno titolo nella Storia dell’Arte del Molise, quelle in cui Silvia Valente mette a fuoco e passa sistematicamente in rassegna tutto il travaglio dei “contestatori” e i reiterati tentativi di rinnovamento, spesso maldestri, portati avanti dai pittori della nuova generazione. 

Nell’affresco ampio e articolato della seconda metà del secolo scorso dipinto dalla Valente, alla figura di Pettinicchi – riservato e schivo, dei cui lutti  familiari nulla trapela, malgrado il peso e la ripercussione che hanno indubbiamente avuto nella genesi e nelle dinamiche della sua opera –  si affiancano tutte quelle personalità, a cominciare da Antonio Cirino con il suo Sottobosco, che a vario titolo hanno cercato di smuovere le acque nella “provincia addormentata” e refrattaria, tentato di cambiare le cose, scrivendo la cifra artistica del Molise attuale, da  Scarano a Giame a Venditti a Massa a Marotta a Genua a Fratianni a Mastropaolo, per citarne solo alcuni. Nel ritessere la trama degli ultimi quaranta cinquant’anni, la Valente evidenzia la svolta, nel 1960, rappresentata dall’istituzione del Premio nazionale Termoli, che finalmente allinea il Molise all’Italia e all’Europa, anche se  certi ambienti nostrani continueranno per un pezzo ad accettare “con riserva” un artista geniale riconosciuto anche all’estero, le cui opere sono  custodite in istituzioni prestigiose come il museo Puskin di Mosca, il castello Sforza di Milano e gli Uffizi di Firenze.

La  seconda, corposa sezione del volume è incentrata sull’itinerario tracciato dalla ricerca di Pettinicchi nella sua narrazione poetica, e sulla “lettura”, sia in chiave emotiva che critica, dei temi pittorici e incisori raffigurati dal maestro. La Valente scandaglia con passione e grande sensibilità molte opere, e analizza puntualmente, tra l’altro, il Ciclo di Dresda, il Ciclo di Gustav Malher,  i numerosi Autoritratti, il Ciclo della Divina Commedia, che corredano iconograficamente questa parte. L’Autrice, con il dispiego di varie testimonianze e di contributi critici, “legge” le opere cercando di individuarne organicamente la filosofia che le sottende, una filosofia che mette al centro della ricerca l’uomo. L’ultima parte del volume comprende una selezione iconografica del Ciclo della Divina Commedia  e di altre opere, e si chiude con la rassegna delle Mostre e l’attenta bibliografia. Un volume, in definitiva, da tenere sullo scaffale della propria libreria.

© Rita Frattolillo

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